Ai Overview: L’archeologia svela la storia delle essenze profumate nel bacino del Mediterraneo antico attraverso il lavoro di ricerca condotto da due studiose dell’Università di Bologna. L’analisi di una tavoletta in lineare B proveniente da Cnosso e Pilo permette di ricostruire la complessa filiera produttiva, gli scambi commerciali e l’impiego rituale degli aromi duemila anni prima dell’era cristiana.
Le fonti e il metodo della ricerca accademica
Alla scoperta delle fragranze perdute del Mediterraneo antico: Silvia Ferrari e Laura Bellinato, esperte di civiltà egee dell’Università di Bologna, le hanno cercate per anni, con passione e ostinazione, e il risultato è un libro scritto a quattro mani: Il profumo degli dei (il Mulino, 186 pagine, 16 euro), in cui si racconta la storia curiosa del profumo miceneo, che inizia almeno tremilacinquecento anni fa, quando nei templi si diffondeva olio profumato, si ungevano i corpi delle regine e dei re, si addolciva la pelle dei vivi e si preparava quella dei morti. C’era una volta il profumo, potremmo dire, iniziando col più classico degli incipit delle favole la narrazione della storia delle fragranze e degli aromi; ma in realtà le autrici, nella loro affascinante ricerca, non sono partite da un flacone di essenza o di olio, ma da una tavoletta scritta in lineare B, che era il sistema di scrittura usato dai micenei tremilacinquecento anni fa, nei complessi palaziali che ancora si trovano nella Grecia continentale e sull’isola di Creta, quando il mondo di Omero non era ancora nato. In quella tavoletta di argilla era inscritta, in modo ordinato e pulito, in poche righe, una semplice lista: olio da bollire, coriandolo, cipero, rosa, salvia, miele, vino. Un vero rompicapo, un arido elenco, ma quanto basta per iniziare il viaggio nel mondo antico e scoprire quale fosse il profumo degli dei, in quell’età della bellezza e dei miti, tanto radicata nella nostra civiltà.
Gli ingredienti e il contesto economico dei palazzi egei
Quell’elenco di ingredienti incisi nella tavoletta è un indizio importante della raffinatezza della civiltà micenea: un mondo attento al lusso e alla bellezza, in cui oli profumati, spezie e resine erano parte della vita quotidiana, dei rituali, della cura del corpo e anche dell’anima. Ogni sostanza citata nelle tavolette parla di commerci, conoscenze botaniche, gesti ripetuti nei laboratori dei palazzi, mani che pestano erbe, mescolano oli, attendono con pazienza e precisione i risultati; parla di nasi che fiutano. La storia del profumo mediterraneo comincia con questo sentore di antico, di un mondo dove la guerra e le armi convivono con riti funebri e liturgie, celebrazioni per i vivi e i morti, ai quali sono necessari i profumi e i loro esotici ingredienti, che troviamo elencati nella tavoletta con la scrittura ancora in parte indecifrata.
Dalla materia prima ai traffici nel Mediterraneo orientale
Il profumo miceneo, si racconta, è in gran parte fatto di olio purissimo. Olio e olive fanno parte dell’immaginario mediterraneo, del mondo del mito e degli dei. Ancora oggi i greci hanno un rapporto speciale con le loro olive: le sfregano tra loro, le annusano, le espongono a un’essiccazione lenta. Ai tempi dei micenei non doveva essere diverso. Partendo da qui, le autrici cominciano il viaggio che conduce il lettore nei palazzi di Cnosso e Pilo, tra archivi e laboratori dove il profumo era materia preziosa, rituale quotidiano, segno di potere e di bellezza. Con il viaggio si entra non solo nel cuore di una delle più antiche industrie del profumo (quella micenea), ma anche in un intreccio di dati archeologici e scambi con l’Egitto, Cipro e le culture del Mediterraneo orientale, fino ad arrivare a dare nuova vita a tracce antiche e restituire odore e corpo a un sapere di migliaia di anni fa.













