Il 7 giugno 1954 moriva Alan Turing, matematico britannico e figura centrale nella nascente scienza informatica. Il suo lavoro teorico e pratico, dall’ideazione delle macchine di calcolo all’impegno nella decrittazione dei codici militari durante il secondo conflitto mondiale, ha contribuito a definire l’attuale era digitale. A oltre settant’anni dalla scomparsa, la sua complessa biografia e la sua eredità scientifica offrono uno strumento analitico per inquadrare il rapporto contemporaneo tra sviluppo dell’intelligenza artificiale, responsabilità civile e dignità della persona.
L’apporto scientifico e le operazioni a Bletchley Park
Il 7 giugno del 1954 moriva Alan Turing, il matematico inglese considerato il padre dell’informatica la cui opera ha inciso profondamente sulla storia perché ha contribuito a dar vita a un mondo che oggi utilizza ogni giorno strumenti digitali sempre più potenti, spesso senza riflettere abbastanza su quale idea di uomo si nasconda dietro questa innovazione: Turing ha aperto una strada nuova e ha offerto il proprio supporto alla costruzione di un’idea di macchina capace di eseguire calcoli logici secondo regole, grazie a lui anche la scienza si è misurata con il senso del limite. Durante la Seconda guerra mondiale ha lavorato a Bletchley Park dove ha partecipato alle attività di decrittazione e ha dato un apporto essenziale allo sviluppo de la Bombe, il calcolatore utilizzato per decifrare i messaggi cifrati con Enigma, il sistema di cifratura usato da tedeschi, così la matematica si è trasformato in uno strumento indispensabile per salvare vite umane e per prendere decisioni militari, cambiando le sorti dei campi di battaglia. Il suo interesse per i processi della natura e per la formazione delle strutture biologiche, inoltre, ha mostrato una capacità di spaziare su vari aspetti del mondo scientifico e ha ricordato che la scienza permette ad ogni persona di maturare quando è in grado di tenere insieme le sue varie componenti senza tralasciare di dare il giusto peso alla complessità della realtà e a quella che oggi è a tutti gli effetti una questione etica.
Il dibattito contemporaneo sulle tecnologie cognitive
Sono trascorsi 72 anni dalla sua morte e il suo ricordo ci fa riflettere sul rapporto tra la tecnica e la dignità dell’essere umano, soprattutto oggi, quando l’intelligenza artificiale ormai si trova ovunque e coinvolge anche le relazioni interpersonali: la domanda che il matematico inglese ha posto nel suo “Computing Machinery and Intelligence”, se le macchine potessero mostrare comportamenti intelligenti, ha dato vita a un dibattito che riguarda libertà e responsabilità… la società contemporanea è chiamata a decidere quali finalità debbano guidare un progresso scientifico e tecnologico che ci permette di disporre di strumenti capaci di imitare linguaggi e produrre testi, riconoscere immagini e finanche a orientare le scelte.
Le vicende personali e il significato della ricerca
Dietro l’icona del genio informatico, tuttavia, rimane l’uomo reale e la sua vita è stata segnata anche dalla sofferenza causata dalla condanna per omosessualità che lo ha fortemente debilitato…tutto questo aiuta a comprendere che l’intelligenza umana è ben più profonda di una risposta immediata frutto di un insieme di calcoli…siamo tutti chiamati a ricordare che dietro ogni innovazione esiste una storia di studio e di disciplina, di intuizione e di fatica, ben lontana dall’idea che il progresso sia un processo automatico.













