Avvenire di Calabria

L’Agenzia della Coesione ha prorogato la scadenza al 31 marzo, ma il Terzo Settore insiste nell'evidenziare le criticità

Beni confiscati, ritardi sul bando della discordia

Il rischio è di ottenere un mezzo harakiri burocratico che rischierebbe di vanificare la pioggia di milioni di euro dal Pnrr

di Redazione Web

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Beni confiscati, ritardi sul bando della discordia. L’Agenzia della Coesione ha prorogato la scadenza al 31 marzo, ma il Terzo Settore insiste nell'evidenziare le criticità.

Beni confiscati, ritardi sul bando della discordia

Duecentocinquanta milioni di euro per la valorizzazione economica e sociale dei beni confiscati alle mafie e che rientra tra gli interventi descritti nel Pnrr. Un bando promosso dall’Agenzia per la coesione territoriale che sta trovando non pochi scogli. A tal punto che la scadenza è stata prorogata ben due volte con l’ultima chiusura prevista tra pochi giorni (31 marzo) aumentando, tra l’altro, la dotazione economica di altri 50 milioni di euro.


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«Un bando di questa importanza, anche simbolica, non deve escludere nessuno: ogni Comune che ha un progetto per restituire ai cittadini un bene sottratto alle mafie deve avere la possibilità di presentare la sua idea e farla valutare». Così il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna aveva annunciato la decisione di prorogare al 31 marzo 2022 la scadenza del bando da 300 milioni di euro destinato a recupero, ri-funzionalizzazione e valorizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata nelle regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) nell’ambito del Pnrr.

Ma, quindi, perché questo bando sta provocando così tanta “discordia” tra gli addetti ai lavori? Prova a darne una spiegazione il Gruppo di lavoro permanete sui beni confiscati promosso da Fondazione Con il Sud, Forum nazionale del Terzo Settore e Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio) che ha lo scopo di seguire con continuità e con i necessari approfondimenti le questioni concernenti il sistema di valorizzazione e gestione dei beni. In una nota il predetto Gruppo di lavoro definisce il bando sui beni confiscati «oltre ad essere “parziale” è anche beffardo».

Spiegano i tecnici delle tre organizzazioni: «Come confermato da una apposita Faq dell’Agenzia, il Comune proprietario del bene che presenta il progetto, magari pure con l’aiuto dell’associazione concessionaria, qualora dovesse essere ammesso ai finanziamenti, dovrebbe procedere alla revoca della concessione».


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Insomma, un mezzo harakiri burocratico che rischierebbe di vanificare la pioggia di milioni di euro: «la ratio - si legge nella nota - di questa beffa risiederebbe nel principio generale di tutela della “par condicio” dei partecipanti all’avviso pubblico di assegnazione del bene». Insomma, concludono le tre organizzazioni, «l’ennesima dimostrazione di come la regola della coprogettazione con gli Enti del Terzo Settore è una mera affermazione di principio, smentita sistematicamente dalla realtà». Un vero spreco se si considera che, a oggi, la metà degli immobili sottratti alla criminalità sono ancora inutilizzati così come confermano i dati ufficiali presenti sulla piattaforma dell’Agenzia nazionale dei Beni Confiscati, la cui sede principale si è ormai trasferita da tanti anni da Reggio Calabria alla Capitale.

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