Avvenire di Calabria

Oggi si celebra la ricorrenza liturgica che pone al centro l'Eucarestia

Corpus domini, un “dono” che alimenta la comunione

La rilettura di questa solennità a firma del teologo offre alcuni spunti di riflessione alla comunità cristiana chiama a vivere questa solennità

di Domenico Nucara*

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Si celebra oggi la Solennità del Corpus Domini, ricorrenza liturgica che pone al centro l’Eucaristia. Vi proponiamo una rilettura di questa solennità a firma del teologo don Domenico Nucara, il quale offre alcuni spunti di riflessione che aiutano a comprendere quanto la comunità cristiana sarà chiamata a vivere in questa solennità.

La Solennità del Corpo e Sangue del Signore rivela che l’amore salvifico del Padre si è reso pienamente visibile nella missione del Figlio Gesù, il quale ha vissuto la sua radicale obbedienza specialmente nel sacrificio della Croce.


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Questo dono d’amore oblativo continua a rendersi realmente presente, per opera dello Spirito Santo, nella celebrazione eucaristica: è lo stesso Crocifisso Risorto che, nell’oggi della Chiesa, attua l’offerta di sé donandosi come cibo e bevanda di vita che unisce in comunione con Dio e con i membri della Chiesa.

L’immersione totale nella morte, significata dal cuore aperto dalla lancia (Origene), dice che Cristo rivela nella storia quel che Egli è nel seno della Trinità: pura e incondizionata donazione al Padre nello Spirito.

Se la Persona di Gesù è dono assoluto, questa coincide con l’Amore Divino che si comunica mediante l’Eucaristia che è perpetuazione dell’auto-donazione di Gesù, “simbolo” del suo sacrificio oblativo, “Sacramentum Caritatis” (Tommaso d’Aquino). Pio XII nell’Enciclica “Haurietis aquas” scrive: «L’Eucaristia è il più vivo ricordo e il coronamento di tutti i doni del Cuore di Cristo, che ci ha amato e si è sacrificato per noi».

La parola greca Eucharistein, «rendimento di grazie», nel culto ebraico indica quelle benedizioni per mezzo delle quali venivano rese grazie a Dio per la creazione, la redenzione e la santificazione. Quest’evento cultuale è stato assunto, trasformato e “personalizzato” da Gesù nella notte dell’ultima cena, quando comandò di perpetrare tale offerta in sua memoria.

Per il credo ebraico è in virtù dell’Agnello mangiato nella notte di Pasqua che il Signore libera dall’Egitto. La novità cristiana, rispetto alla celebrazione ebraica, consiste nel fatto che Cristo concentra tutto l’evento Pasquale nella sua Persona: «Cristo nostra Pasqua è stato immolato» (1 Cor 5,7).

Il Vangelo di Giovanni evidenzia che Gesù muore nella stessa ora in cui venivano immolati gli agnelli al Tempio. Tale coincidenza dice che Gesù è il Vero Agnello che offre sé stesso in sacrificio. Quest’aspetto è ben evidenziato dall’Evangelista quando afferma che a Gesù sulla Croce non è spezzato alcun osso ma è solo trafitto dalla lancia. Il sacrificio dell’agnello per la pasqua ebraica (Es 12, 27) è superato e compiuto dal Sacrificio di Gesù.

La dinamica del sacrificio cristologico non interessa solo la morte ma chiama in causa la resurrezione: nella morte Cristo rimette tutto sé stesso al Padre consegnando lo Spirito; il Padre mostra di accettare il sacrificio del Figlio resuscitandolo. La figura dell’Agnello, del Servo sofferente di Isaia, il contesto pasquale con i suoi profondi contenuti ricevono un nuovo significato: Gesù è l’Agnello immolato, il Servo sofferente che porta su di sé l’iniquità di tutti; è sempre Lui la nostra Pasqua che redime dalla schiavitù del peccato e della morte facendoci passare (Paschà) alla libertà dei figli di Dio.

Corpus Domini, il significato del Sacrificio

Alla luce di questa realtà radicata nella Pasqua di Cristo è possibile affermare che tra il Sacrificio della Croce e il Sacrificio Eucaristico vi è perfetta compenetrazione al punto che lo stesso Sacrificio Eucaristico rende presente il Sacrificio del Calvario il quale, proprio perché attuato dalla Persona divina del Figlio Gesù, assume un valore perenne rendendosi contemporaneo ad ogni tempo.


PER APPROFONDIRE: Corpus Domini, papa Francesco: «Servono catene di solidarietà»


Assicura San Giovanni Crisostomo: «Noi offriamo il medesimo Agnello, e non oggi uno e domani un altro, ma sempre lo stesso. Per questa ragione il Sacrificio è sempre uno solo. Anche ora noi offriamo quella vittima, che allora fu offerta e che mai si consumerà». Nell’Eucaristia non è solo presente la forza della grazia ma è presente Cristo stesso autore della grazia, per questo essa è «fonte e apice di tutta la vita cristiana» (Lumen gentium, 11).

*Teologo

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