In occasione della Giornata Mondiale del Rene, si rinnova l’attenzione sulla prevenzione e sulle nuove prospettive terapeutiche per le patologie che colpiscono questo organo. Presso il Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, l’Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto svolge un’attività clinica di riferimento per i pazienti del territorio. Attraverso l’analisi del direttore facente funzioni, il dottor Vincenzo Antonio Panuccio, vengono illustrati i campanelli d’allarme delle malattie renali, l’importanza di costruire corrette abitudini di vita fin dall’età scolare e la necessità di superare le resistenze ancora presenti in merito alla donazione degli organi. L’intervista offre inoltre un focus sulle innovazioni tecnologiche adottate o in via di introduzione nella struttura ospedaliera reggina, dalla chirurgia mini-invasiva fino all’utilizzo della biopsia liquida.
Il ruolo silenzioso e vitale dei reni
Nella narrazione della salute pubblica c’è un organo che lavora in silenzio nel nostro corpo: filtra il sangue, elimina scorie, regola l’equilibrio idro-salino e la pressione arteriosa. Tiene in equilibrio l’organismo senza chiedere attenzione. Stiamo parlando del rene, talmente importante da essere “raddoppiato”: ne abbiamo due, in moda tale che – se uno si ammala - possiamo continuare a vivere anche con uno solo. In occasione della Giornata Mondiale del Rene, abbiamo raggiunto il dottor Vincenzo Antonio Panuccio, direttore f.f. UOC di Nefrologia, Dialisi e Trapianto del Grande Ospedale Metropoliano di Reggio Calabria per conoscere di più su prevenzione e ruolo di questo importante alleato per la nostra salute.

Perché i reni sono così importanti per la salute generale e cosa rischiamo quando li “ignoriamo”? Quali segnali dovrebbero far scattare un campanello d’allarme?
I reni svolgono un ruolo fondamentale per l’equilibrio dell’organismo: filtrano il sangue eliminando tossine e liquidi in eccesso, regolano la pressione arteriosa, partecipano alla produzione dei globuli rossi e mantengono l’equilibrio dei sali minerali. Quando la funzione renale si riduce, tutto il corpo ne risente.
Il problema è che molte malattie renali sono inizialmente silenziose. Per questo è importante prestare attenzione ad alcuni segnali: gonfiore alle gambe o alle palpebre, stanchezza persistente, pressione alta difficile da controllare, alterazioni delle urine (schiumose, scure o con sangue) e aumento della necessità di urinare di notte. Controlli semplici come esame delle urine e creatinina nel sangue permettono di individuare precocemente eventuali problemi.
Cosa si può fare già dall’età scolare per proteggere i reni nel lungo periodo?
La salute dei reni si costruisce nel tempo. Fin da bambini è importante promuovere stili di vita sani: alimentazione equilibrata, con poco sale e pochi cibi ultraprocessati, adeguata idratazione, attività fisica regolare e prevenzione dell’obesità.
È altrettanto importante educare a un uso corretto dei farmaci, evitando l’abuso di antidolorifici o automedicazione, e controllare fattori di rischio come ipertensione e diabete. La scuola e la famiglia hanno un ruolo centrale nel diffondere una cultura della prevenzione che accompagni le persone per tutta la vita.
Parliamo di donazione. Sono passati 31 anni dal primo trapianto di rene da donatore vivente e lei ha definito questa strada “il percorso ideale di cura”. Quali azioni concrete servono per far crescere la cultura della donazione e aumentare i donatori?
Il trapianto di rene, soprattutto da donatore vivente, rappresenta spesso la migliore terapia possibile per molte persone con insufficienza renale, perché offre una qualità e un’aspettativa di vita superiori rispetto alla dialisi.
In alcune realtà, tuttavia, persiste una certa resistenza alla donazione, spesso legata a scarsa informazione, timori culturali o disinformazione. Per questo è fondamentale rafforzare l’informazione corretta, coinvolgere scuole, associazioni e comunità locali e raccontare anche le storie positive dei pazienti trapiantati. Aumentare la consapevolezza significa salvare più vite e offrire a molti pazienti una reale possibilità di tornare a una vita piena.
L’UOC di Nefrologia, Dialisi e Trapianto del GOM è considerata un centro di eccellenza e utilizza anche soluzioni innovative come chirurgia mini-invasiva, robotica e teledialisi. Che cosa significa, in concreto, per i pazienti?
Negli ultimi anni la nefrologia ha compiuto passi importanti grazie all’innovazione tecnologica. Tecniche di chirurgia mini-invasiva e robotica permettono interventi più precisi, con recuperi più rapidi e minori complicanze.
Allo stesso tempo, soluzioni come la teledialisi e il monitoraggio a distanza consentono di seguire i pazienti anche fuori dall’ospedale, migliorando la continuità assistenziale e la qualità della vita. L’obiettivo è rendere le cure sempre più personalizzate, efficaci e vicine ai bisogni quotidiani delle persone
Un ulteriore passo avanti riguarda le nuove tecnologie diagnostiche nel trapianto di rene. A breve introdurremo anche la cosiddetta biopsia liquida basata sul DNA libero circolante del donatore (donor-derived cell free DNA), una metodica innovativa che consente di monitorare in modo non invasivo la salute del rene trapiantato e individuare precocemente eventuali segnali di rigetto. Questo progetto sarà sviluppato in collaborazione con il Centro Trapianti del Lazio e con il gruppo diretto dal dott. Mariano Feccia, nell’ottica di rafforzare la rete tra centri e offrire ai pazienti tecnologie diagnostiche sempre più avanzate.
I risultati raggiunti dalla UOC di Nefrologia, Dialisi abilitata al Trapianto di Rene del GOM sono il frutto di un lavoro di squadra: medici, infermieri e personale sanitario che ogni giorno contribuiscono a migliorare la qualità delle cure, puntando su innovazione, integrazione con la rete trapiantologica nazionale e centralità del paziente e della sua qualità di vita.











