Il ruolo del padre in Italia tra congedo ridotto e crisi demografica

Padri e figli

L’Italia si confronta con una profonda trasformazione della figura paterna, inserita in un contesto normativo e sociale che fatica a sostenere concretamente la genitorialità. A fronte di un congedo di paternità limitato a soli dieci giorni e di un inverno demografico che registra continui cali delle nascite, emerge contestualmente il costante aumento dei nuclei monogenitoriali guidati da uomini. Le marcate disparità territoriali nell’utilizzo dei permessi lavorativi evidenziano inoltre resistenze culturali ancora radicate, legate in parte alla concezione tradizionale del lavoro. Alla vigilia della Festa del Papà, la riflessione si sposta sulle difficoltà quotidiane dei genitori maschi e sulla necessità di una presenza educativa responsabile e attiva, un tema evidenziato anche dal magistero di Papa Francesco.

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Il divario sui congedi e l’impatto sulla natalità

Dieci giorni. Soltanto dieci giorni. È quanto lo Stato italiano riconosce a un uomo che diventa papà: dieci giorni di congedo obbligatorio, retribuiti al cento per cento, da consumare entro i primi cinque mesi dalla nascita del figlio…per intenderci, in Spagna, nella stessa situazione, un neopapà può contare su sedici settimane (che dal 2025
diventeranno diciassette), esattamente lo stesso congedo che spetta alla madre.
Questa disparità è molto eloquente, dice tanto sulla grande distanza che separa le intenzioni dalle politiche, la retorica sulla famiglia, dalle oggettive difficoltà di chi una famiglia prova a costruirla per davvero. L’Italia è un paese che fa sempre meno figli, per esempio, nel 2024 sono nati 370mila bambini, il minimo storico, con un tasso di fecondità sceso a 1,18 figli per donna. Ma c’è di peggio. I dati provvisori dei primi sette mesi del 2025 indicano un ulteriore calo del 6,3 per cento, cifre e numeri che fotografano un
disagio profondo, certamente non ascrivibile alla sola dimensione economica, piuttosto bisogna considerare che c’è di mezzo il senso stesso della paternità, il suo posto nella vita degli uomini e nella vita pubblica del paese: che padri vogliamo (essere)?

L’aumento dei padri soli e le differenze territoriali

Che la situazione sia confusa lo si capisce guardando anche un altro dato: tra il 2011 e il 2021, secondo il Censimento permanente dell’Istat, i nuclei monogenitoriali sono passati da circa 2 milioni e 650mila a oltre 3 milioni e 800mila: addirittura un aumento del 44 per cento, dovuto soprattutto ai padri soli che sono 855mila, quasi raddoppiati in dieci anni. Perché questo incremento? Soprattutto per l’instabilità delle relazioni: separazioni, divorzi, nascite fuori dal matrimonio, sempre più padri vivono la genitorialità a intermittenza, tra un weekend e l’altro, in case troppo vuote o troppo piccole, spesso segnati da una marginalizzazione affettiva, o anche economica, segnati dal timore costante di diventare figure secondarie nella vita dei propri figli. E poi c’è il nodo culturale. Il congedo di paternità, introdotto nel 2013 con un solo giorno e poi progressivamente portato a dieci, nel 2022 è stato utilizzato dal 64 per cento dei neopadri, con un divario netto tra Nord
(76 per cento) e Sud (44 per cento); questo significa che più di un padre su tre, nel Mezzogiorno, non si assenta nemmeno per i giorni che gli spettano; questo perché pesano la precarietà, la pressione dei datori di lavoro, una cultura che ancora fatica a riconoscere al padre un ruolo che vada oltre il mantenimento economico della famiglia, come se prendersi cura di un neonato non fosse anche un affare da uomini.

Le parole di Papa Francesco sulla paternità responsabile

Papa Francesco, nella lettera apostolica Patris corde dedicata a san Giuseppe, ha scritto che «padri non si nasce, lo si diventa» e che «non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui», per poi aggiungere che «nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre» e che «il mondo ha bisogno di padri e rifiuta i padroni»: parole importanti che ancora oggi danno senso al nostro contesto sociale. Il patriarcato autoritario è tramontato, adesso però c’è un vuoto: i padri di oggi navigano tra il timore di non avere più nulla da dire e la tentazione di mimetizzarsi nella funzione materna o, ancor peggio, quella di ritirarsi del tutto dalla scena educativa.

I diritti sul posto di lavoro

Domani ricorre la Festa del Papà, ma che senso ha celebrare questa festa in un paese che non riesce neanche a tutelare il diritto dei neo-padri rispetto al loro contesto lavorativo?

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