La ricorrenza del 9 maggio rappresenta per l’Unione Europea un momento di riflessione sulle proprie fondamenta storiche, rintracciabili nella visione di Robert Schuman che, nel 1950, propose un modello di condivisione delle risorse per garantire stabilità al continente. A oltre settant’anni da quell’atto, il dibattito sull’identità comune si intreccia con le sfide della contemporaneità e con la percezione che i cittadini hanno delle istituzioni di Bruxelles. In Calabria, la memoria di questo percorso si lega a tappe fondamentali come la Conferenza di Messina, trovando oggi nuova linfa in iniziative locali che coinvolgono le scuole e i giovani sui temi della cittadinanza attiva e della tutela dei diritti fondamentali.
La Dichiarazione Schuman e le radici della cooperazione
Il 9 maggio è una data simboliva per l’Europa. Risale al 1950 di questo giorno la Dichiarazione Schuman, considerata l’atto di nascita del progetto europeo contemporaneo. Fu allora che il ministro degli Esteri francese Robert Schuman propose di mettere in comune la produzione di carbone e acciaio tra Francia e Germania, aprendo la strada a un modello nuovo di cooperazione fondato su due principi essenziali: pace e solidarietà.
A distanza di oltre settant’anni, la Festa dell’Europa è anche un modo per chiederci quanto ci sentiamo davvero europei?
La dichiarazione pronunciata il 9 maggio 1950 arrivava in un continente ancora devastato dalla Seconda guerra mondiale. L’idea rivoluzionaria non era soltanto economica, ma profondamente politica: rendere materialmente impossibile un nuovo conflitto tra gli Stati europei attraverso l’integrazione delle risorse strategiche. Da quel progetto nacque nel 1951 la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, primo nucleo sovranazionale dell’Europa unita, firmata da Belgio, Francia, Germania Ovest, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.
Dalla Conferenza di Messina al mercato comune
Fu l’inizio di un percorso che avrebbe portato poi ai Trattati di Roma del 1957 e alla nascita della Comunità Economica Europea. Un cammino in cui anche il Sud Italia ebbe un ruolo storico fondamentale. Non è un caso che una delle tappe decisive dell’integrazione europea si sia svolta proprio nel Mezzogiorno: la Conferenza di Messina del 1955, convocata dal ministro degli Esteri italiano Gaetano Martino. In quei giorni, tra Messina e Taormina, i Paesi della CECA rilanciarono il progetto europeo dopo il fallimento della Comunità Europea di Difesa, scegliendo di puntare sul mercato comune e su un’integrazione economica sempre più ampia. Una scelta che avrebbe segnato il futuro dell’Unione europea così come la conosciamo oggi.
Eppure, se la costruzione europea è nata come risposta alla guerra e alle crisi degli Stati nazionali, oggi il rapporto dei cittadini con l’Europa appare più complesso. L’Unione europea viene percepita spesso come istituzione distante, burocratica, difficile da tradurre nella vita quotidiana. Allo stesso tempo, però, molte delle libertà che vengono date per scontate – dalla libera circolazione ai programmi Erasmus, dalla moneta unica ai diritti sanciti dalla Carta di Nizza – sono il risultato concreto di quel processo iniziato nel 1950.
Identità europea e iniziative sul territorio calabrese
La risposta a quella domanda – quanto ci sentiamo europei – può nascere chiedendoci quanto e come l’identità europea riesca ancora a convivere con le identità nazionali e territoriali, e se le nuove generazioni sentano davvero l’Europa come uno spazio comune di diritti, opportunità e cittadinanza. Le nuove generazioni possono forse essere la risposta.
Non a caso, molti degli eventi organizzati in Calabria per il 9 maggio puntano soprattutto sul coinvolgimento dei giovani e in generale della cittadinanza. A Locri, ad esempio, l’8 maggio si terrà l’iniziativa “Dialoghi sull’Unione europea: mito, cittadinanza, diritti e democrazia”, ospitata al Palazzo della Cultura. L’evento, dal titolo “Le radici dell’Europa: dal mito ai valori dell’Unione europea”, proporrà una riflessione sul significato dell’Europa partendo dal mito classico fino ai temi della cittadinanza attiva e dei diritti fondamentali. Ospite dell’incontro sarà Matteo Saudino, docente, scrittore e divulgatore noto per il canale BarbaSophia, seguito soprattutto dai più giovani per la capacità di affrontare filosofia e attualità con un linguaggio accessibile e diretto.
Dialogo e formazione tra Locri e Soverato
L’iniziativa vedrà anche la partecipazione delle istituzioni locali e di rappresentanti europei, con l’obiettivo di trasformare la Festa dell’Europa in un momento di confronto più che di celebrazione formale. Un modo per riportare al centro temi come la democrazia, i diritti e il senso stesso della cittadinanza europea.
Sempre in Calabria, a Soverato, è in corso fino 9 maggio la decima edizione dell’Euro Soul Festival, evento internazionale promosso dall’associazione JUMP – Gioventù in riSalto. La manifestazione parta nella città ionica oltre cento studenti provenienti da diversi Paesi europei – tra cui Spagna, Ungheria, Estonia, Lituania, Germania e Slovacchia – in un programma fatto di incontri, formazione, scambio interculturale e partecipazione civica.
Il tema scelto per questa edizione è la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, firmata a Nizza nel 2000, considerata uno dei documenti simbolo dell’Europa dei cittadini. Come spiegato dagli organizzatori, l’obiettivo è quello di sensibilizzare i partecipanti ai valori fondanti dell’Unione in un momento storico segnato da guerre, tensioni internazionali e nuove divisioni.
In fondo, la Festa dell’Europa continua a ruotare attorno alla stessa domanda che attraversava il continente nel dopoguerra: unirsi o perire. Solo che oggi quella domanda assume forme diverse. Non riguarda soltanto i governi o i trattati, ma il modo in cui i cittadini percepiscono il proprio posto dentro una comunità più ampia.
Ed è forse proprio nelle scuole, nei festival, nei dibattiti pubblici e nei programmi di scambio culturale che si può misurare il futuro dell’Europa.













