A quasi quattordici anni dalla scomparsa, la figura del cardinale Carlo Maria Martini continua a rappresentare un punto di riferimento centrale per la riflessione spirituale contemporanea. Le sue parole, capaci di superare i confini strettamente ecclesiali, si rivolgono con immutata efficacia tanto ai credenti quanto a chi non possiede il dono della fede, offrendo chiavi di lettura profonde sulla condizione umana. Una nuova raccolta edita da Bompiani, intitolata “La Chiesa in principio”, ripropone oggi alcuni dei testi più significativi del gesuita, tracciando un itinerario che unisce l’esperienza pastorale di Milano al ritiro a Gerusalemme. Attraverso la rilettura delle figure apostoliche e l’approfondimento della pratica degli esercizi spirituali, il volume restituisce l’approccio unico di Martini: una teologia fatta di domande aperte e di dialogo costante con la modernità.
Un messaggio rivolto a credenti e laici
La competenza biblica del cardinale Carlo Maria Martini è indiscussa. Ancora oggi, a quasi quattordici anni dalla sua scomparsa, le sue lezioni spirituali fanno scuola, non solo per il clero. Sono messaggi indirizzati a tutti, anche, o forse soprattutto, al popolo dei non credenti. L’attenzione spirituale di Martini non era rivolta solo ai fedeli cristiani, ma aveva lo scopo di aprire un dialogo vasto, con tutte le espressioni della cultura contemporanea. Era, il messaggio del gesuita arcivescovo di Milano, e del presidente della Conferenza Episcopale Europea, un invito costante ad alzare gli occhi dalla quotidianità, a cogliere i segni di un orizzonte ampio. Chi ha seguito il suo cammino spirituale nella città di Sant’Ambrogio, ma anche a Gerusalemme , dove si era poi ritirato, sa che le sue meditazioni sono state lo strumento pastorale privilegiato. Alcuni dei testi del cardinale, più noti al grande pubblico, sono stati raccolti ora nel volume “La Chiesa in principio” (Bompiani, pagine 560, euro 40). Ripercorrono i percorsi del presule, a Milano e a Gerusalemme, la città da lui definita simbolo dell’umanità : “L’unica che non ci deluderà mai”, diceva.
Il richiamo della Città Santa
Cosa lo attirasse a Gerusalemme, al punto di stabilirvisi, una volta diventato emerito a Milano, nemmeno lui stesso saprà mai dirlo con precisione; salvo ricordare un’espressione di Paolo di Tarso quando dichiara: “Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che la’ mi accadrà (Atti, 20,22). “Anch’io vivevo questa tensione”, dirà Martini. La “città santa”, è un “soggetto” frequente delle riflessioni del cardinale: “La terra privilegiata dell’incontro tra Dio e l’uomo, la terra scelta da Dio per venire incontro all’umanità e la terra in cui si concentrano molti sforzi degli uomini per andare incontro a Dio”. Scrive il padre Sj Tiziano Ferraroni, nell’introduzione al volume:“Martini ha sempre desiderato che anche la Gerusalemme terrena godesse di qualche briciola della gloria della Gerusalemme celeste e nella sua vita ha cercato di dare il suo contributo per questo scopo”.
La preghiera come ricerca interiore
Paolo, Stefano, Timoteo, Pietro, sono i personaggi di primo piano messi a fuoco nei corsi di Esercizi Spirituali presenti nel volume, dove traspare la propensione del cardinale per le domande, più che per le risposte. Domande, che consegnava ai suoi ascoltatori, alla fine di ogni meditazione e che avevano lo scopo di orientare la loro ricerca. Gli “esercizi”, per Martini, sono anche preghiera, e lui stesso spiegava il motivo: “Prego, perché Gesù ha pregato: prego, perché il Signore ci invita alla preghiera; prego, perché la preghiera è un mistero che ragionevolmente non sembra spiegabile. La preghiera mette nel cuore di Dio, nella mente di Dio, allarga la dimensione dello Spirito”.













