La Giornata internazionale dei monumenti accende i riflettori sulla protezione del patrimonio culturale nelle zone colpite da guerre e catastrofi naturali

Museo archeologico Reggio Calabria

La ricorrenza dedicata alla salvaguardia dei siti storici e dei monumenti assume un significato particolare in un’epoca segnata da crescenti tensioni globali. Non si tratta solo di celebrare la bellezza architettonica, ma di riconoscere il valore identitario di quello che l’ICOMOS definisce “patrimonio vivente”. La cronaca recente, dai tragici eventi di Palmira fino ai conflitti in corso in Ucraina e nella Striscia di Gaza, evidenzia come la distruzione di biblioteche, luoghi di culto e palazzi storici rappresenti una ferita profonda per il tessuto sociale e la memoria collettiva. In questo contesto, la risposta d’emergenza e il contrasto al traffico illecito di beni culturali diventano pilastri fondamentali per garantire che le testimonianze del passato possano ancora svolgere una funzione di coesione sociale per le generazioni future.

Seguici su WhatsApp

Il sacrificio di Khaled al-Asaad e il dramma dei beni culturali in guerra

A Palmira, prima che arrivassero le milizie dello Stato islamico, il custode del museo Khaled al-Asaad nascose centinaia di reperti nei sotterranei…pagò con la vita quella scelta: fu decapitato nell’agosto del 2015. Di lui resta una fotografia scattata accanto a un busto funerario del II secolo, resta, poi, soprattutto il gesto di chi sapeva che difendere un museo significa difendere la memoria di un popolo intero. È a storie come questa che guarda la Giornata internazionale dei monumenti e dei siti, che si celebra oggi 18 aprile. Quest’anno l’ICOMOS — il Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti, organo consultivo dell’UNESCO — ha scelto come tema «Emergency Response for Living Heritage in Contexts of Conflicts and Disasters», spostando l’attenzione dalla prevenzione, al centro dell’edizione 2025, alla risposta d’emergenza quando il danno è già in corso.

I numeri rendono l’urgenza piuttosto evidente: dall’inizio dell’invasione russa, in Ucraina sono stati danneggiati o distrutti oltre 340 beni culturali (127 edifici religiosi, 151 palazzi storici, 31 musei, 19 monumenti, 14 biblioteche); nella Striscia di Gaza le operazioni militari hanno colpito quartieri storici, moschee, chiese antiche e archivi civili stratificati da secoli di storia mediterranea; in Sudan il conflitto scoppiato nel 2023 ha investito musei e istituzioni culturali di Khartoum, dove collezioni archeologiche sono state saccheggiate o perdute. La direttrice generale dell’UNESCO Audrey Azoulay ha dichiarato che il patrimonio culturale «deve essere salvaguardato come testimonianza del passato, ma anche come catalizzatore di pace e coesione per il futuro, che la comunità internazionale ha il dovere di proteggere e preservare».

Il concetto di “living heritage” e la frattura del tessuto sociale

Il punto, però, è che cosa si intende per patrimonio. L’ICOMOS insiste sul concetto di “living heritage”, patrimonio vivente: non solo pietre e muri, ma pratiche, saperi, tradizioni che le comunità locali custodiscono e trasmettono. Quando un bombardamento cancella una chiesa o un suq, si perde il luogo in cui una comunità si riconosceva, pregava, commerciava, si ritrovava…quindi la frattura è sociale prima ancora che architettonica, e la ricostruzione, quando è possibile, dovrebbe riguardare anzitutto il tessuto umano che quei luoghi tenevano insieme.

Il mercato nero e il ruolo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

A questa distruzione si accompagna un fenomeno meno visibile ma altrettanto devastante: il traffico illecito di beni culturali. Le zone di conflitto sono terreno fertile per saccheggi e scavi clandestini. Nel 2020, secondo Interpol, furono sequestrati nel mondo oltre 850mila manufatti trafugati, più della metà in Europa. L’operazione Pandora, condotta ogni anno da Europol e Interpol, ha portato dal 2016 a 407 arresti e al recupero di oltre 147mila beni….eppure la portata reale del fenomeno resta in larga parte sommersa, alimentata da una domanda stabile di collezionisti, investitori e intermediari. La Commissione europea ha riconosciuto che le zone di crisi e di conflitto sono particolarmente esposte a questo rischio e ha adottato un piano d’azione specifico: in Italia il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale gestisce la più grande banca dati al mondo di beni culturali sottratti illecitamente, uno strumento che si è rivelato decisivo anche nelle operazioni internazionali.

Verso nuove strategie di intervento: la rete dei “cultural first aiders”

Qualcosa, intanto, si muove. Nel febbraio scorso il Principato di Monaco ha rinnovato la partnership con la fondazione ALIPH, unico fondo mondiale dedicato alla protezione del patrimonio nelle aree di conflitto, per finanziare il restauro delle collezioni del museo di Palmira. Il programma europeo READY, coordinato dall’ICCROM con il supporto del CNR, sta formando una rete di “cultural first aiders”, operatori capaci di intervenire sulla scena di un disastro come si fa con i feriti: prima che sia troppo tardi. Sono segnali importanti, certo, ma ancora insufficienti rispetto alla scala delle distruzioni. Khaled al-Asaad lo aveva capito: senza qualcuno disposto a rischiare per un museo, quello che si perde sono pezzi di identità che nessun restauro potrà mai restituire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
zanardi

L'intelligenza artificiale e l'errore sulla scomparsa di Alex Zanardi: una lezione per la scuola

Separazione genitori figli

L'accompagnamento dei figli nel percorso della separazione: il ruolo delle reti educative e il valore del riconoscimento emotivo (2° parte)

Papa IRC x

Il discorso di Papa Leone agli insegnanti di religione sull'educazione scolastica

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email