La città è talmente devastata che solo chi ha motivi personali per negarlo lo nega. Non vale la pena su questo spendere parole: lo hanno già fatto i pochi turisti giunti a Reggio in questa breve estate, così come gli operatori commerciali, così come i tanti fuorisede rientrati, così come decine di migliaia di cittadini. Reggio è una città piagata non solo per i rifiuti, l’acqua, le strade, i servizi, le tasse, ma anche per un tasso di disoccupazione che dopo il lockdown è di piena emergenza.
Lo avevo già scritto a marzo e lo ripeto adesso, però col senno di poi. L’assenza di trasparenza in tema di gestione ordinaria – e il ricorso costante, con soldi pubblici, a interventi straordinari da parte dell’amministrazione uscente – espone la cittadinanza al solito gioco di clientele e ricattabilità sociale. Una partita nella quale, come è nell’ordine naturale delle cose, scende in campo la sola forza che occorrerebbe contrastare: la politica clientelare.
In questo, al netto di aspetti ideologici che non trovano alcun riscontro nelle concrete scelte di governo della città, i due grandi schieramenti di cdx e csx sono due facce della stessa medaglia.
Assistiamo oggi, come avevamo appunto previsto a marzo, a inaugurazioni, installazioni artistiche, recuperi di manto stradale, allacci alla rete fognaria, da una parte; dall’altra, a silenzi imbarazzanti sul presente e sul futuro degli appalti milionari sui rifiuti, nomine di garanti, nomine nelle partecipate del Comune, liste elettorali come se piovesse, silenzio assoluto sulle centinaia di cantieri pubblici fermi e riflettori accesi sui pochi tardivamente attivati…
Improvvisamente vediamo che i soldi c’erano, potevano esserci. Ma adesso vengono spesi in maniera disordinata, senza condivisione con una cittadinanza che è semplicemente spettatrice di una campagna elettorale fatta coi soldi pubblici e in uno scenario di disgregazione sociale inquietante.
Non serve chiudere gli occhi per tornare al passato. È già qui. Con un debito comunale che pare essere di circa 400 milioni e uno stile elettorale del genere, torniamo precisamente a quella stagione che credevamo superata col passaggio dei commissari. Reggio, dopo sei anni, si trova a ripartire da lì.
So bene che i sostenitori del “male minore” e del “voto utile” storceranno il naso. Molto semplicemente, dico che il male minore dovrebbe essere la vergogna. Quando entreremo a Palazzo San Giorgio, in mezzo ai conti di un bilancio mai chiarito, troveremo e recupereremo pure quella.
Saverio Pazzano













