La Supplica alla Madonna di Pompei tra storia e devozione popolare aspettando il Santo Padre

Papa Leone

Il Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei rappresenta uno dei maggiori centri di culto mariano in Italia, nato non da eventi soprannaturali, ma dall’impegno concreto, pastorale e sociale dell’avvocato Bartolo Longo, recentemente canonizzato. La devozione in questo territorio vesuviano si è sviluppata attorno alla celebre preghiera della Supplica e alla recita del Rosario, traducendosi storicamente in un’intensa attività assistenziale ed educativa rivolta alle fasce più deboli, tra cui gli orfani e i figli dei carcerati. Oggi il complesso mantiene la sua identità di centro spirituale, orientato alla preghiera per la pace universale e alla formazione cristiana, elementi che assumono particolare rilievo in vista dei pellegrinaggi pontifici e in relazione al complesso contesto storico e sociale contemporaneo.

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Le origini della devozione e la figura di Bartolo Longo

O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie… Con queste parole inizia una delle preghiere più conosciute nel mondo della devozione mariana: laSupplica alla Regina del Santo Rosario di Pompei, uno dei Santuari mariani italiani tra i più conosciuti e frequentati. È un luogo di culto che a differenza di molti altri non è legato ad apparizioni, mariofanie o ad altri eventi soprannaturali. La sua nascita e lo sviluppo sono invece strettamente legati alla persona dell’avvocato Bartolo Longo (1841-1926), beatificato da Giovanni Paolo II il 26 ottobre 1980, che in quell’occasione lo definì “l’apostolo del Rosario”. E canonizzato recentemente da Papa Francesco il 19 ottobre 2025. È impossibile dunque scindere la storia del Santuario da quella di Bartolo Longo in quanto sarà grazie all’apostolato infaticabile dell’avvocato napoletano che avrà inizio l’opera di evangelizzazione di una zona periferica e malsana dove sorgerà il Santuario dedicato alla Regina delle Vittorie. Per questo sarà utile ripercorrere brevemente le tappe fondamentali della sua vita. Educato alla fede cattolica e diventato uno dei più famosi avvocati del foro di Napoli si avvicina al mondo della massoneria e dello spiritismo fino a diventare un vero e proprio “sacerdote di Satana”.

Il percorso di conversione e la nascita delle opere caritative

Dopo un faticoso e tormentato percorso di conversione guidato dal padre domenicano Alberto Radente decide di dedicare la propria vita come laico all’evangelizzazione e alle opere di carità, aiutato anche economicamente dalla contessa Marianna Farnaro De Fusco, una vedova molto sensibile ai temi dell’apostolato cattolico. Impegnato inizialmente nella formazione alla vita cristiana delle famiglie povere dei contadini che popolavano la vallata, avvertì forte nel suo cuore la chiamata del Signore a diffondere il culto alla Vergine attraverso la preghiera del Rosario, come risposta ai grandi tormenti relativi al suo destino eterno, retaggio della precedente appartenenza alla massoneria e al satanismo. L’umiltà e le difficoltà degli inizi sono iconicamente rappresentate dalle modalità con cui il 13 novembre del 1875 fu trasportato il primo quadro rappresentante l’immagine della Madona del Rosario, piuttosto malridotto e di nessun pregio artistico: su un carro di letame! Immagine che poi nel tempo sarà più volte restaurata. La celebre Supplica scritta dal Longo sarà la risposta entusiasta all’enciclica Supremi apostolatus officio di papa Leone XIII (1.9.1883) con la quale il Pontefice invitava il mondo cristiano alla recita del Rosario in riparazione dei mali che affliggevano la società del tempo. Seguiranno numerose iniziative come la fondazione della rivista, ancora oggi edita, Il Rosario e la nuova Pompei e la costruzione di un orfanotrofio femminile nel 1887; cui aggiungerà un ospizio per i figli e le figlie dei carcerati, nella convinzione che un’opera educativa avrebbe allontanato questi ragazzi dalle strade del male. A dimostrazione del fatto che un’autentica devozione mariana non si esaurisce in sterili sentimentalismi, ma suscita sempre una carità concreta e attenta ai bisogni dei tempi.

Le pratiche di preghiera e il centro di spiritualità

Dando uno sguardo complessivo alla spiritualità e alle devozioni mariane legate al Santuario e che trovano ancora oggi una risonanza nel culto dei fedeli incontriamo la Novena alla Vergine del Rosario – scritta da Bartolo Longo durante una dolorosa malattia – cui fece seguire una Novena di ringraziamento per la guarigione ottenuta; entrambe queste preghiere sono ancora oggi pregate in tutto il mondo; la Supplica e la Pia pratica dei 15 sabati che non deve essere considerata alla stregua di una semplice e superata pratica devozionale, in quanto si offre – annotava opportunamente il grande e compianto mariologo calabrese Stefano De Fiores – come «un’autentica spiritualità cristiana, come atteggiamento fondamentale di amore verso Dio, riferimento costante e interiore a Maria, ricerca impegnata della perfezione evangelica». E in effetti da una lettura attenta dei Quindici Sabati possiamo riscontrarvi le varie dimensioni della vita spirituale, da quella sacramentale a quella cristologica, pneumatologica, trinitaria ed escatologica. Infine il Santuario di Pompei è certamente, come ebbe a definirlo San Giovanni Paolo II il «centro della spiritualità del Rosario», di quella preghiera che ci educa non solo a rivolgere la salutazione angelica a Maria, ma anche a pregare con Maria, immergendoci con Lei nella contemplazione della vita del Figlio. Per questo dal 2005 è nata a Pompei la Scuola di Spiritualità “Rosarium Virginis Mariae” la cui finalità è quella di contribuire alla nuova evangelizzazione attraverso la recita del Rosario insegnando così a contemplare il mysterium salutis in compagnia di Maria.

L’invocazione per il Pontefice e per la pace nel mondo

Alla quale chiediamo, in occasione dell’ormai imminente visita di Papa Leone al Santuario, con le parole conclusive della Supplica: «Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice». Non ci resta dunque che accompagnare il Papa pregando con lui per il dono della pace nel mondo. Impegno fra l’altro ricordato nella monumentale facciata del Santuario dedicata alla pace universale, inaugurata il 5 maggio 1901 e considerata una delle grandi intuizioni di Bartolo Longo. Una pace auspicata che va ben al di là della pace sociale e politica, pur tanto necessarie ed urgenti. In questo momento storico così complesso e agitato dall’odio e da contrapposizioni belligeranti, come cristianità abbiamo il dovere di chiedere incessantemente il dono di quella pace che racchiude tutti i beni di Dio e che consiste nel Suo amore trinitario per l’Umanità, per poterci riscoprire fratelli tutti (Papa Francesco), perché tutti impegnati nella costruzione di una nuova civiltà dell’amore, alla scuola di Maria Regina Pacis.

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