L’orizzonte della fraternità universale sollecita ora più che mai il lavoro di una diaconia della Pace e per la Pace
Le sfide politiche, economiche e sociali della vita in Medioriente sono particolarmente importanti per i diaconi di questi Paesi. Le questioni riguardanti la fede, la vita ecclesiale e la pace costituiscono anche le sfide per il ministero diaconale. Allora è necessario «tessere reti tra i diaconi per costruire la pace». Un impegno affinché si cambi rotta nell’auspicio di «essere diaconi grembo di speranza: grembo e promessa di una fraternità possibile».

Per essere comunità dove si fa rete vuol dire ricordare che l’annuncio del Vangelo passa attraverso l’impegno per la promozione della giustizia e il superamento delle disuguaglianze che sono causa di marginalità. Questo è possibile solo insieme per stare dentro le sfide dei contesti del Medioriente. La comunione e lo “scambio di doni” tra i diaconi delle Chiese dei diversi Paesi deve aiutare a ritrovare il senso profondo dell’essere diaconi nel continuo rigenerarsi del ministero dentro i cambiamenti e i drammi della storia.
Lo stile è la sinodalità, che deve essere animata da sentimenti di fraternità, coltivati nelle relazioni tra i diaconi e da vivere nella fratellanza, per cogliere anche l’importanza della “via del dialogo ecumenico/interreligioso”. Un’autentica sinodalità diaconale può essere un primo e importante segno di credibilità della testimonianza cristiana nei Paesi mediorientali ed è segno di speranza in un contesto lacerato da molteplici tensioni. Pertanto, come comunità del diaconato in Italia abbiamo definito un progetto chiamato Diaconia per il Medioriente.
L’iniziativa è stata presentata il 23 ottobre ad Amman alla Conferenza dei vescovi del Medioriente presieduta dal patriarca, il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Il piano si propone di avviare un cammino con i diaconi dei Paesi del Medioriente di ascolto, di dialogo e di apertura, perché, usando un’espressione biblica, intendiamo costruire un “allargamento della tenda” della diaconia e del diaconato, per dare una parola di speranza e avere il coraggio di una narrativa che apra orizzonti.
La proposta servirà anche a stimolare una seria e documentata riflessione sull’importanza del ministero diaconale per una diaconia della pace, tenendo conto delle comuni radici cristiane e culturali del Medioriente. Si tratta di un progetto che mira non soltanto alla solidarietà nei confronti dei diaconi dei Paesi del Medioriente; il suo intento specifico è di approfondire il comune patrimonio di fede in Gesù Cristo e porre gesti nuovi di apertura e fiducia. Con questa esperienza vogliamo dare il via a ciò che sarà la Tenda dei diaconi del Medioriente.
L’orizzonte della fraternità universale sollecita il lavoro di una diaconia della pace e per la pace, che con rigore ricerchi i fondamenti e le condizioni di possibili percorsi, capaci di ritessere i legami, per favorire esperienze di convivenza e amicizia sociale tra noi, per dare concretezza alla speranza. Un “tra” che unisce, include, mette in comunicazione le diversità; un “tra” che è incentivo alla pace e antidoto alla guerra.
Quindi si intende cogliere tutte le occasioni di confronto, di scambio e di riflessione per una proposta che aiuti i diaconi del Medioriente a costruirsi come Tenda di Pace e di fratellanza; a mettersi a servizio per la promozione di un umanesimo dell’accoglienza e della convivenza fraterna; a lavorare insieme con i pastori in una relazione di reciproco sostegno e responsabilità ecclesiale. Da qui, il desiderio di trasformare la Tenda da evento a progetto, dandole una dimensione più ampia e continuativa nel tempo.
Il progetto, che avrà il patrocinio e il sostegno della Conferenza, si propone di: promuovere un convegno/seminario di studio nel 2026 per i diaconi dell’area del Medioriente per confrontarsi sui temi riguardanti la pace e la giustizia, la partecipazione sociale e i diritti civili e umani, la migrazione e la fuga, come pure la violenza in nome della religione. Il tema che proponiamo è: “Per una diaconia della pace: tra diversità, solidarietà e dignità umana”. Riflettere su come mettere in atto la presenza dei diaconi nel contesto socio-politico che è fonte di preoccupazione per la vita della gente in quasi tutti i Paesi del Medioriente. Avviare un corso di formazione per i candidati diaconi per affrontare temi come la globalizzazione, la digitalizzazione, la leadership.
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Un’attenzione particolare va data all’ecumenismo e al dialogo interreligioso per realizzare un seminario di studio su La diaconia ecumenica e del dialogo nel Medioriente. Indire un Premio Pro-Diakonia per sostenere e promuovere il lavoro diaconale. Il premio mira a incoraggiare iniziative diaconali significative e a motivare altri diaconi ad agire a loro volta. Durante il convegno/seminario saranno consegnati i premi a tre progetti considerati più meritevoli. Pertanto, è nostro intento avviare periodicamente incontri per affrontare tematiche attuali per il ministero diaconale dei Paesi mediorientali.
*Diacono, Presidente Comunità del diaconato in Italia, originario della Diocesi di Reggio Calabria – Bova













