All’Istituto Maria Ausiliatrice di Reggio Calabria si è tenuto un incontro di riflessione e confronto tra gli studenti e il procuratore per i minorenni Roberto Di Palma. L’appuntamento ha permesso di analizzare il significato delle regole all’interno della comunità, affrontando questioni pratiche come il divieto di utilizzo dei cellulari in classe, il rispetto verso le figure educative e genitoriali, e i pericoli legati all’uso non controllato delle nuove tecnologie. Attraverso un dialogo diretto, il magistrato ha spiegato ai ragazzi le ragioni profonde che motivano le norme, sottolineando come la consapevolezza e la responsabilità civile siano strumenti necessari per la crescita individuale.
Il confronto sui diritti e sul valore delle regole
Giovedì, a scuola, presso l’Istituto Maria Ausiliatrice di Reggio Calabria, abbiamo partecipato a un incontro davvero intenso con il procuratore Roberto Di Palma, magistrato che si occupa dei diritti dei minori. È stato un momento importante per riflettere su cosa significhi davvero vivere in una comunità e, onestamente, mi ha fatto vedere le cose in modo diverso. Il punto centrale della discussione è stato il valore delle regole. Spesso noi ragazzi le consideriamo un peso, ma il procuratore ci ha spiegato che servono a garantire la libertà di tutti e a tutelare diritti fondamentali, come il diritto allo studio. Ad esempio, il divieto di usare il cellulare in classe non è una punizione, ma un modo per evitare distrazioni e proteggere la concentrazione di tutti.
La ragione profonda alla base di ogni norma
Il procuratore ha coinvolto subito alcuni nostri compagni, Sofia, Pietro e Domenico, chiedendo loro perché, secondo noi, esistano le regole. Da questo confronto è emerso il concetto fondamentale di ratio, termine latino che indica la ragione profonda, cioè l’idea che sta alla base di ogni norma. Dietro ogni norma c’è sempre una ratio, soprattutto perché, essendo minorenni, non abbiamo ancora una piena consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni.
L’esperienza degli adulti come guida
Un tema che mi ha colpito particolarmente è stato quello del rispetto, che deve partire dalle piccole cose e dalle persone che ci sono più vicine. Il magistrato è stato molto chiaro: i nostri genitori e i nostri insegnanti sono le prime autorità con cui ci confrontiamo. Se non impariamo a rispettare loro, sarà difficile rispettare le leggi o le divise in futuro. Ci ha invitato a essere umili, spiegando che l’umiltà non significa essere deboli, ma saper ascoltare e accettare l’aiuto di chi ha più esperienza di noi. L’esperienza degli adulti è come una “banca gratuita” a cui possiamo attingere per imparare ad affrontare la vita. Al contrario, il “superbo” è colui che si sente al di sopra di tutto e non accetta consigli, finendo spesso per isolarsi.
I pericoli del web e la funzione della tecnologia
Abbiamo parlato a lungo anche delle nuove tecnologie. Il procuratore ha usato un paragone molto forte: dare uno smartphone a un ragazzo della nostra età è come metterlo in bicicletta su un’autostrada. Navigando in internet i rischi sono tantissimi e non esistono le stesse regole certe che troviamo nel mondo reale. Per questo ci ha spiegato che i genitori hanno il dovere di controllare i nostri telefoni e le nostre chat, non per spiarci, ma per vigilare sulla nostra sicurezza. Ci ha anche messo in guardia dal rischio di diventare “macchine”: se passiamo troppo tempo a chattare invece di parlare a voce, rischiamo di perdere la nostra umanità. La tecnologia deve essere al nostro servizio, non il contrario.
Guardare lontano per diventare cittadini consapevoli
Durante l’incontro, il procuratore ha poi concluso con la bellissima metafora dell’aquila e del corvo. Il corvo è l’unico uccello che osa infastidire l’aquila, appoggiandosi sulle sue spalle e beccandole il collo. L’aquila, però, non reagisce e non perde tempo: inizia semplicemente a volare sempre più in alto. Più sale, più l’ossigeno diminuisce, finché il corvo non riesce più a respirare e cade da solo. Il procuratore ci ha quindi esortato a non essere “galline che beccano a terra”, concentrate su interessi bassi e superficiali, ma a essere aquile, capaci di guardare lontano. Rispettare le regole, a casa, a scuola e online, è il primo passo per diventare cittadini liberi, responsabili e consapevoli.
*Classe I – Istituto FMA di Reggio Calabria













