Avvenire di Calabria

Se da un lato i bisogni emergenti si moltiplicano, dall’altro la strada da seguire per la Chiesa è la stessa: mettersi in sequela del Vangelo

Lotta alle povertà. Savino (Caritas nazionale): «La Chiesa promuova una cultura della cura»

Per farlo occorre sapersi “staccare” dalle logiche dell’efficientismo per riscoprire la bellezza autentica dell’incontro con gli emarginati

di Davide Imeneo

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Domenica ricorreva la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Abbiamo affrontato questo tema con monsignor Savino, vescovo di Cassano allo Ionio e componente della presidenza di Caritas italiana.

Lotta alle povertà, l'intervento di monsignor Savino (Caritas nazionale)

Le povertà di oggi conoscono molte forme, secondo lei quali sono le più emergenti?

Difficile elencare le più emergenti perché tutte importanti. Come ho detto più volte, nuove forme di povertà si sommano a quelle tradizionali, come - giusto per fare qualche esempio - la solitudine di persone depresse perché deluse dalla vita, le mancanze affettive che si sperimentano in famiglia e che sfociano nella violenza verso le donne e verso i minori, la povertà educativa che ci sbatte in faccia i dati dei ragazzi che abbandonano la scuola dell’obbligo, la povertà educativa digitale.

In questi ultimi anni, dunque, sono emerse situazioni di esclusione sociale che richiedono una maggiore attenzione. Ma al di sopra di tutte queste povertà credo vi sia la scarsa consapevolezza della necessità di rifondare una cultura che affondi le radici nel vero sapere che è il Vangelo in modo da scardinare il pressapochismo e la superficialità spesso indotti da tecnicismi mirati alla ricerca di soluzioni facili e immediate.


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Cosa la Chiesa può fare per contrastare il dilagare di queste “nuove” povertà?

La Chiesa, per non ripiegarsi su se stessa, ha il compito di fare da battistrada per promuovere una cultura della cura che miri non al risultato immediato, ma ad una formazione delle coscienze e delle buone pratiche ispirate ai valori del Vangelo. Ritengo che per attuare questa rivoluzione educativa occorre rilanciare lo spirito delle comunità cristiane dei primi secoli, comunità resilienti e creative dinanzi alle sfide che il mondo contemporaneo sempre pone.

La Chiesa deve continuare, inoltre, a lasciarsi convertire dal grido dei poveri. Ciò è possibile grazie alla generosità di tanti, alla dedizione dei sacerdoti, dei volontari, delle Caritas, delle religiose, dei religiosi e dei laici. Le parrocchie offrono, tuttavia, una concreta risposta alle imprevedibili forme di povertà. Grazie all’8xmille la Chiesa continuerà ad aiutare quanti si trovano in difficoltà a causa di emergenze economiche o sanitarie, di disastri ambientali o di conflitti. Dobbiamo costruire nuove forme di solidarietà, integrazione e innovazione.

Gli operatori pastorali non possono essere lasciati soli. Come formarli nel modo giusto?

Nella rifondazione di questo processo culturale sono impegnati non soltanto gli operatori pastorali, ma tutti i fedeli cristiani affinché sia nella liturgia, sia nella catechesi che nella carità, non si perda il punto di partenza della vita della Chiesa che è sempre il Cristo morto e risorto per noi.

Per non lasciare soli gli operatori pastorali, nelle Chiese locali bisogna continuare a realizzare percorsi di formazione che li aiutino ad animare la comunità cristiana e il territorio al senso della carità che è finalizzato all’accompagnamento e alla cura degli ultimi, attraverso una progettualità da costruire attorno e insieme al povero. Inoltre, è necessario promuovere la formazione nei seminari e la formazione continua per i sacerdoti.


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Cosa cambierebbe nell’impostazione della Caritas per farla crescere?

Ritengo che la Caritas debba recuperare lo spirito della sua mission di fondazione in parte disattesa, e ritornare al compito di ascoltare, osservare e discernere per animare ogni opera cristiana, mirante a promuovere il bene comune. La Caritas, in Calabria e in Italia, deve ri-attingere lo spirito della gratuità, dall’esempio lungimirante dei grandi santi della Carità, come quello San Vincenzo de’ Paoli, ed uscire dalle strettoie dell’efficientismo organizzativo ed economicista.

Deve, inoltre, proseguire il percorso già intrapreso e ridare slancio a partire dalle tre vie indicate dal Papa, in occasione del 50esimo di Caritas Italiana: la via degli Ultimi, la via del Vangelo e la via della Creatività. Deve seguitare a focalizzarsi sugli ultimi, soprattutto nell’attuale cambiamento d’epoca in cui povertà e sfide sono tante e deve continuare a perseguire uno stile evangelico.

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