Era nato a Reggio Calabria il 12 luglio 1932, e la sua terra d’origine ha rappresentato un punto fermo della sua identità
Il 26 ottobre 2016 si spegneva a Roma Luciano Rispoli, uno dei volti più eleganti, garbati e innovativi della televisione italiana. A nove anni dalla sua scomparsa, il suo nome resta legato a un’idea di televisione colta, civile e rispettosa del pubblico. Oggi, Rispoli avrebbe 93 anni: era nato a Reggio Calabria il 12 luglio 1932, e la sua terra d’origine ha rappresentato un punto fermo della sua identità. Dal 1946 al 1952 visse infatti a Soverato, dove maturò la curiosità e la disciplina che avrebbero segnato la sua carriera.

Entrato in Rai nel 1954 dopo un concorso per radiocronisti, Rispoli fu un pioniere della comunicazione: dalle Radiotelesquadre itineranti con Enzo Tortora, Renato Tagliani e Silvio Noto, ai grandi format radiofonici come “Chiamate Roma 3131”, “Bandiera gialla”, “Gran varietà” e “La Corrida”. Inventore e innovatore, fu anche un autentico rabdomante del talento, scoprendo e lanciando artisti come Raffaella Carrà, Paolo Villaggio, Paolo Limiti, Maria Giovanna Elmi, Antonio Lubrano, Rita Forte – che lo soprannominò “zio Luciano” – e molti altri. In televisione creò format destinati a fare scuola: il primo talk show, “L’ospite delle due”, e il primo cooking show, “Colazione allo Studio 7”.
La consacrazione arrivò con “Parola mia” (1985- 1988), quiz dedicato alla lingua italiana che trasformò la divulgazione in intrattenimento colto, affiancato dal linguista Gian Luigi Beccaria. Più tardi, con “Il tappeto volante” su Tmc, portò in onda un salotto televisivo elegante e familiare, simbolo di una tv che sapeva ascoltare. “Parole, parole, parole, sempre parole, misurate e di grande civiltà”: così lo ricorda Mariano Sabatini, giornalista, scrittore e suo collaboratore, autore del libro “Ma che belle parole! Luciano Rispoli, il fascino discreto della radio e della Tv” (Vallecchi).
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Un volume che racconta non solo la carriera, ma anche la dimensione umana di un uomo riservato e appassionato, capace di unire cultura, leggerezza e senso etico. Fiorello, durante una puntata del suo programma Viva RaiPlay, rilanciò l’idea – nata dallo stesso Sabatini – di intitolare a Rispoli la Sala A di via Asiago. Un gesto simbolico che la Rai non ha ancora realizzato, ma che sarebbe un giusto tributo a un figlio calabrese che ha insegnato a tutta l’Italia come si può fare televisione con intelligenza, garbo e rispetto.













