Nel saggio edito da Neri Pozza, Marina Valensise costruisce un percorso intellettuale che attraversa il Novecento europeo, indagando come grandi figure della cultura abbiano attinto al patrimonio della classicità per fronteggiare le tragedie del loro tempo. Il volume analizza la capacità di dieci personalità di rilievo di utilizzare il mito greco non come semplice esercizio stilistico, ma come strumento di comprensione del presente e forma di resistenza contro le derive della modernità. Attraverso una narrazione che copre diversi decenni, l’autrice restituisce al lettore un quadro in cui la misura greca si contrappone all’arroganza contemporanea, offrendo una chiave di lettura che spazia dalla letteratura al teatro. Tra i protagonisti di questa riscoperta figura anche Corrado Alvaro, inserito a pieno titolo tra gli intellettuali capaci di dialogare con l’antico in una prospettiva europea.
La rilettura dei classici come resistenza
“Un cuore greco – il ritorno ai classici del Novecento” (Neri Pozza, pagine 288, euro 21 ) di Marina Valensise è un libro che invita a “rileggere” in che modo geniale, innovativo e creativo nel secolo scorso le “menti più brillanti dell’Europa” hanno guardato alla classicità o meglio alla forza propulsiva dei classici, per accendere una piccola luce che illuminasse il buio di quei tempi, segnati da guerre, orrori e tragedie. Riscoprire i classici, come strumento di resistenza individuale alla modernità fasulla, è il messaggio di questo saggio, colto e interessante. Dice l’autrice: “Oggi viviamo in un mondo che confonde la potenza con la libertà, l’onnipotenza con il progresso, e i Greci ci ricordano che la misura ha un valore e che l’arroganza ha un prezzo”.
L’ispirazione di Albert Camus
C’è dunque, suggerisce Valensise, la necessità anzi l’urgenza di uno sguardo verso il mondo classico, perlomeno per come lo hanno riletto alcuni “grandi” nel Novecento, soprattutto col teatro. “Mi sento un cuore greco”, scriveva nel 1948 Albert Camus, appena sbarcato in Grecia, per un viaggio nel mondo dell’Ellade. E a questa frase dello scrittore francese, nato in Algeria, Nobel per la letteratura nel 1957, Valensise si è ispirata per il titolo del volume dedicato a dieci personalità della cultura e dell’arte che nel Novecento hanno rappresentato lo spirito del tempo; ritrovando, col loro genio, la loro cultura, il senso perduto delle cose.
Un viaggio decennale attraverso i miti
Ogni capitolo copre un decennio del Novecento. Ogni capitolo racconta un mondo. Si inizia con Hugo von Hofmannsthal e le riscritture di miti classici: Elettra, Edipo, Arianna. C’è poi Jean Cocteau che nel 1922 allestisce a Parigi l’Antigone, con scene realizzate da Pablo Picasso, costumi di Coco Chanel e con nel ruolo di Tiresia Antonin Artaud, attore allora molto noto come autore del “Primo manifesto del teatro della crudeltà”. E ancora: Henry de Montherlant, che nel 1938 racconta l’amore di Pasifae: moglie di Minosse e madre del Minotauro; Rachel Bespaloff, filosofa francese, figlia di due ebrei ucraini, scampata all’Olocausto, che fa dello sconfitto Ettore il vero eroe dell’Iliade.
Corrado Alvaro e la Medea d’Aspromonte
Un capitolo di “Cuore greco” è dedicato a Corrado Alvaro [scelta di grande significato che colloca lo scrittore calabrese tra i grandi della cultura europea del Novecento] che mette in scena nel 1949 una “Medea d’Aspromonte”, riscrittura della Medea di Euripide, con i costumi di Giorgio De Chirico e la recitazione di Tatiana Pavlova, artista ucraina scappata dalla rivoluzione bolscevica, pioniera del teatro di regia in Italia, che la tragedia di Euripide aveva commissionato ad Alvaro. “Niente di più lontano tra lo scrittore calabrese e questa artista straniera”, scrive Valensise : estremo Nord e profondo Sud s’incontravano, complice Medea, una delle figure più complesse del mito greco a cui la giornalista, saggista, consigliere delegato dell’istituto del dramma antico, e già, tra il 2012 e il 2016, direttore dell’Istituto di cultura italiana a Parigi, ha dedicato il suo viaggio d’istruzione, riuscito, nel “paesaggio moderno dell’antico” .













