OpenAI chiude Sora e punta tutto sul nuovo modello “Spud”. Intanto Apple ripensa Siri e la farmaceutica abbraccia l’intelligenza artificiale

chiusura Sora

Il panorama dell’intelligenza artificiale sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione, segnata dalla chiusura di progetti che fino a pochi mesi fa sembravano destinati a rivoluzionare il mercato. OpenAI ha ufficializzato l’interruzione di Sora, lo strumento per la generazione video che aveva inizialmente scalato le classifiche di gradimento, a causa di costi di gestione insostenibili e di un calo drastico dell’interesse degli utenti. Questa decisione non rappresenta però un arretramento, bensì un cambio di rotta strategico verso lo sviluppo di “Spud”, un nuovo modello focalizzato sulla produttività e sull’automazione dell’economia fisica. Mentre il colosso di Sam Altman si prepara alla quotazione in Borsa e alla creazione di una “super app” integrata, anche i competitor come Apple e Microsoft muovono pedine fondamentali, tra il rilancio di Siri e il reclutamento di talenti accademici, in una competizione che si sposta sempre più verso l’hardware dedicato e le applicazioni industriali, come dimostra il recente investimento di Roche nella ricerca farmaceutica assistita dai supercomputer.

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La fine di Sora e i nuovi orizzonti di OpenAI

Signori, si chiude. Neanche sei mesi di vita e cala il sipario su Sora, l’applicazione di OpenAi per generare video attraverso l’intelligenza artificiale, appena sei mesi fa aveva scalato le classifiche dell’App Store raggiungendo il primo posto e superando il milione di download in meno di cinque giorni. Un successo iniziale che però si è sciolto come neve al sole: i download erano già crollati del 45 per cento a gennaio, e anche a livello aziendale (cioè tra i corridoi di OpenAi), l’applicazione veniva considerata un peso eccessivo perché gravava sulle risorse di calcolo dell’azienda. Quali sono gli effetti di questa chiusura? Prima di tutto la fine dell’accordo con la Disney, che a dicembre aveva accettato di concedere in licenza oltre duecento personaggi – da Topolino a Cenerentola, passando per i marchi Marvel, Pixar e Star Wars – scegliendo anche di investire un miliardo di dollari in OpenAI. L’intesa, interamente basata su stock warrant (garanzie azionarie) e non su denaro liquido, non si è mai concretizzata. Un portavoce della Disney ha commentato che l’azienda rispetta la scelta di OpenAI e che «continuerà a dialogare con le piattaforme di intelligenza artificiale per trovare nuovi modi di raggiungere i fan, accogliendo responsabilmente le nuove tecnologie nel rispetto della proprietà intellettuale e dei diritti dei creatori». La potenza di calcolo liberata dalla chiusura di Sora verrà dirottata su “Spud”, il prossimo modello di intelligenza artificiale di OpenAI, che ha completato la fase di sviluppo iniziale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e da The Information, Sam Altman avrebbe detto ai dipendenti che il nuovo modello «può davvero accelerare l’economia», senza però dire quali capacità avrà Spud, ma la direzione dell’azienda è ormai evidente: abbandonare i progetti considerati secondari per concentrarsi sugli strumenti di produttività e sulla competizione con Anthropic e Google nel mercato delle imprese. Bill Peebles, che guidava il team di Sora, ha dichiarato che la sua squadra si dedicherà ora alla “simulazione del mondo” applicata alla robotica, con l’obiettivo di «automatizzare l’economia fisica». In contemporanea, Altman ha trasferito le responsabilità della sicurezza al direttore della ricerca Mark Chen, mentre la divisione guidata da Fidji Simo è stata ribattezzata “AGI Deployment” (sviluppo dell’intelligenza artificiale generale).

Verso la super app e le nuove sfide hardware

Tutte queste mosse accadono mentre OpenAI si prepara a una possibile quotazione in Borsa e sta già pianificando di unificare ChatGPT, il suo strumento per la programmazione Codex e il browser in un’unica “super app”. Un’altra notizia significativa arriva anche dal mondo dell’hardware: Brett Adcock, fondatore di Figure AI, azienda leader nella robotica umanoide, ha presentato ufficialmente Hark, una nuova startup finanziata con cento milioni di dollari del proprio patrimonio personale. L’obiettivo dichiarato? Costruire «una nuova interfaccia che prepari l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generale», ottenuta dalla combinazione di modelli di intelligenza artificiale avanzati con dispositivi hardware dedicati. Adcock ha spiegato di voler creare sistemi che «inizino a pensare come te, e a volte prima di te», cioè capaci di operare attraverso voce, testo, visione e memoria. Il team, composto da quarantacinque persone provenienti da Apple, Google, Meta e Tesla, è guidato da Abidur Chowdhury, che in Apple ha progettato l’iPhone Air. I primi modelli sono attesi per l’estate, ed una fornitura di alcune migliaia di processori Nvidia B200 è prevista per aprile. Certamente non possiamo astenerci dal dire che la sfida dei dispositivi dedicati all’intelligenza artificiale resta impervia – come non ricordare che diversi tentativi hanno già deluso – ma il curriculum di Adcock e il calibro del team rendono il progetto meritevole di attenzione.

Il rilancio di Siri e le manovre dei colossi tech

Sul fronte Apple, il giornalista Mark Gurman di Bloomberg riferisce che l’azienda di Cupertino sta testando una versione di Siri progettata come applicazione autonoma, pensata per competere con ChatGPT e Claude. L’assistente vocale, finora limitato a comandi limitati e risposte singole, verrebbe trasformato in un vero e proprio chatbot in grado di sostenere dialoghi articolati, sia scritti sia vocali, con la possibilità di salvare e riprendere le conversazioni. Siri potrà leggere messaggi, email e note per costruire un contesto personalizzato, ed eseguire azioni all’interno di applicazioni di terze parti. Apple sta pensando di battezzare l’esperienza “Ask Siri”, presentandola alla conferenza annuale per sviluppatori, la WWDC, prevista per l’8 giugno, come parte di iOS 27 e macOS 27.

Dopo il fallimentare annuncio di Apple Intelligence nel 2024 e i numerosi ritardi accumulati, questa riprogettazione – alimentata dai modelli Gemini di Google in virtù dell’accordo siglato all’inizio dell’anno – rappresenta probabilmente l’ultima occasione per Apple di rilanciare Siri prima che gli utenti si spostino definitivamente verso i concorrenti. Tra le altre notizie della giornata di ieri, segnaliamo che Microsoft ha reclutato tre importanti ricercatori dall’Allen Institute for Ai, l’istituto di ricerca fondato dal compianto cofondatore di Microsoft Paul Allen: Ali Farhadi, che ne era l’amministratore delegato, Hanna Hajishirzi e Ranjay Krishna. I tre entreranno nel team dedicato alla “Superintelligence” guidato da Mustafa Suleyman, cofondatore di DeepMind. L’operazione rientra nella strategia di Microsoft finalizzata a ridurre la propria dipendenza da OpenAI nello sviluppo di nuovi modelli, e certamente rappresenta una perdita significativa per l’istituto no-profit, che si trova a fare i conti con i costi crescenti della ricerca nel settore dell’intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale al servizio della medicina

Merita attenzione, infine, quanto accade nell’industria farmaceutica: il colosso svizzero Roche ha lanciato quella che descrive come una “AI factory”: 3.500 processori grafici Nvidia Blackwell sono stati dislocati tra Stati Uniti ed Europa per costruirei la più grande infrastruttura di calcolo di un’azienda farmaceutica. Perché questa mossa? Per accelerare la scoperta di nuovi farmaci, rendere più efficienti le sperimentazioni cliniche e migliorare la diagnostica. Wafaa Mamilli, responsabile digitale di Roche, ha ricordato che «nella sanità il tempo è la variabile più importante: ogni giorno risparmiato significa che un farmaco o uno strumento diagnostico raggiunge prima il paziente». Resta da capire, come sempre, quante di queste promesse si tradurranno in benefici per la vita quotidiana delle persone.

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