Ottantanove anni fa usciva “Passione dei fratelli Rupe”, tappa fondamentale della saga con cui Leonida Repaci ha narrato l’epopea calabrese

leonida repaci la pietrosa

Il 22 gennaio segna una data significativa per la memoria letteraria della nostra regione, riportando l’attenzione su una delle voci più potenti e tormentate del Novecento calabrese. Leonida Repaci, intellettuale eclettico e appassionato, ha saputo trasformare la cronaca familiare in un affresco universale, legando indissolubilmente il destino della sua stirpe alla morfologia aspra e fiera della sua terra d’origine. La ricorrenza legata alla pubblicazione di “Passione dei fratelli Rupe” offre l’occasione per ripercorrere non solo la genesi di un capolavoro editoriale, ma anche l’evoluzione umana e artistica di un autore che ha fatto del realismo e dell’impegno civile la sua cifra stilistica. Attraverso le pagine della sua opera monumentale, Repaci ha consegnato ai posteri un documento vibrante che attraversa decenni di storia italiana, dalle macerie del terremoto del 1908 alle lotte politiche, offrendo una chiave di lettura profonda dell’identità calabrese. Di seguito proponiamo un’analisi puntuale, a cura del poeta, saggista, scrittore e giornalista Natale Pace, di questo anniversario e del percorso creativo che ha portato alla stesura definitiva della saga.

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Il significato evocativo del nome

Mi è stato assicurato che la radice del mio cognome “Rep” significa in slavo Rupe: ecco spiegato il titolo dell’opera maggiore da me scritta, nella quale ho voluto fermare quell’eterna aquila di pietra che si libra solitaria nel cielo greco della Calabria; quel tanto di gigantesco, d’indomabile, di solenne, d’impervio, di corrucciato, di antico, di sofferto, che è nel paesaggio fisico e morale dei calabresi (Repaci controluce, Ceschina editore 1963, p. 16).

Una data da ricordare

Il 22 gennaio saranno ottantanove anni dall’uscita di “Passione dei fratelli Rupe” di Leonida Repaci. Le ultime parole del libro infatti dicono: Santa Maria de’ Tosi 22 gennaio 1937. Ma il volume fu finito di stampare il 15 marzo 1937 dalla tipografia Zerboni di Milano per Ceschina. Una ricorrenza importante per un’opera che, com’era nelle “cattive” abitudini di Repaci, ha avuto una lunga stesura prima di arrivare alla edizione finale e “Passione” ne rappresenta solo una fondamentale tappa.

La sfida al conformismo letterario

Quando nel 1930 il palmese mise mano alla lunga epopea famigliare nota ai più come “Storia dei fratelli Rupe” era all’apice della notorietà. Era Repaci un personaggio di primo piano quando decise di raccontare la storia della sua famiglia e irrompe nella letteratura degli anni ’20 con il suo teatro, i racconti e i due romanzi, mentre era in fase discendente la prosa solare di D’Annunzio e i lettori mostravano di preferire gli scandalistici scritti di un Pitigrilli (Oltraggio al pudore) alla drammaturgia di Fogazzaro e Verga. Il vero e la crudezza Repaci non li usa solo per mostrare situazioni di povertà popolare, di patimenti dei poveri, dei diseredati, ma li inserisce nel contesto sociale, nella Storia dei popoli e nelle loro vicende. Realismo storico e umanesimo storico sferzano la letteratura narrativa degli anni ’30 anticipando i temi neorealistici. Quel canovaccio il palmese lo utilizzerà come intelaiatura per la prima stesura della Storia dei Rupe fino al 1937.

Dalla pagina alla storia: la famiglia Rupe

Negli anni tra il 1932 e il 1937 egli completa la trilogia. Nel 1932 vince il Premio Bagutta con “Storia dei Fratelli Rupe”; poi nel 1934 vede la luce “Potenza dei fratelli Rupe” le cui bozze vengono corrette dalla moglie Albertina Antonielli mentre lui, a bordo del transatlantico President Garfield, compie il giro del mondo come inviato speciale della Gazzetta del Popolo; infine completa la trilogia “Passione dei fratelli Rupe” finito di scrivere il 22 gennaio 1937. Questa prima stesura dei “Rupe” si apre con la morte del capofamiglia Antonino che lascia negli stenti la moglie Maria Parisi e dieci orfani, sei maschi e quattro femmine. Leonida (Leonuzzo) è l’ultimo della nidiata. Il terzo volume “Passione” si conclude con il ritorno di Cino (Francesco) reduce dalla guerra in Libia e menomato nel fisico fino a ridursi sulla sedia a rotelle. Nel mezzo i sacrifici di tutti per rimettere in carreggiata la famiglia, le straordinarie pagine in cui Repaci descrive il terremoto del 1908, l’esodo dei fratelli che, come passeri nel vento, si spargono per il mondo. Leonida si trasferisce a Torino dove il fratello Francesco ha uno studio legale. Mariano, il fratello più amato, fonda il partito socialista calabrese che celebrerà proprio a Palmi, al vecchio Cinema Cilea il suo primo congresso con la scissione dei comunisti sulla falsariga di Livorno.

Il lungo percorso verso l’opera omnia

Ma come dicevo è lungo il lavoro di Repaci che porterà alla stesura definitiva dei Rupe. Nel 1957 lo scrittore lascia Ceschina e per la Mondadori riunisce i tre volumi e li ripubblica parzialmente modificati in volume unico con una sua lunga introduzione nella quale spiega come la prima stesura era stata condizionata dalla presenza del regime. Poi negli anni ’70 rimette mano all’opera per completarla e pubblicarla sempre con Mondadori. I tre volumi degli anni ’30 vengono riuniti in “Principio di secolo” il resto, altri tre volumoni “Tra guerra e rivoluzione”, “Sotto la dittatura” e “La terra può finire” sono scritti di sana pianta e portano la famiglia Rupe-Repaci fino ai giorni nostri.

Un testamento letterario

Sarà e rimarrà nella storia della letteratura italiana del ‘900 il racconto di una famiglia calabrese della media e bassa borghesia che attraversa con le sue vicissitudini dolorose e gioiose tutto il secolo breve.

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