Ogni giorno vengono ascoltati in media 37 minuti, prevalentemente tra le mura domestiche
In cucina, in palestra, nelle code in autostrada: l’Italia, ormai, ha scoperto la voce on demand. Nel giro di cinque anni gli ascoltatori mensili di podcast sono passati da 7 milioni a 11,9 milioni, pari al 39% della popolazione di età compresa tra 16 e 60 anni: un balzo di circa il 70% che racconta un’abitudine ormai matura e trasversale, entrata nel ritmo quotidiano come la lettura, l’ascolto della radio e il consumo dei video.

L’italiano che ascolta podcast vi riserva in media 37 minuti al giorno; oltre uno su cinque arriva fino a un’ora e una quota non irrilevante supera i sessanta minuti. La scoperta dei contenuti avviene soprattutto per interesse personale e passaparola, una dinamica “pull” che premia nicchie e format di qualità. Il luogo simbolo dell’ascolto resta casa propria: tra il 72 e il 74% consuma podcast tra le mura domestiche, spesso mentre svolge altre attività. Ma la “strada” sta guadagnando terreno: l’auto è arrivata a coinvolgere il 33% degli utenti, cinque punti in più in un anno, complice l’integrazione degli smartphone con i sistemi di infotainment.
La mappa tecnologica conferma il dominio del telefono: tre ascoltatori su quattro usano lo smartphone; il computer, in flessione, si ferma al 33%, mentre smart TV (20%) e smart speaker (13%) consolidano un ascolto casalingo più immersivo. In arretramento tablet (23%) e smartwatch (6%). La maggioranza degli utenti dichiara di arrivare alla fine dell’episodio: il 57% completa l’ascolto, dato stabile e molto superiore al prepandemia. La serialità costruisce fedeltà: oltre il 78% segue serie di podcast e, quando una serie “aggancia”, il 43% non salta un’uscita…è un capitale prezioso per editori e inserzionisti.
I generi narrativi guidano l’engagement (cioè la capacità di “ingaggio”). True crime e fiction – complici suspense e struttura seriale – superano in media l’80% di completamento per episodio, seguiti da storia e contenuti per famiglie. Altri format più informativi o conversazionali (business, tecnologia, salute) mostrano tassi leggermente inferiori, pur restando elevati nel confronto con altri media. Per le news e l’attualità, la durata più breve aiuta a mantenere un tasso di completamento attorno all’80%: un’indicazione utile per chi costruisce rassegne e approfondimenti quotidiani.
Anche la geografia conta: le grandi città – Milano, Roma, Torino – presentano incidenze più alte di ascolto, con Nord e aree a maggiore mobilità quotidiana in leggero vantaggio. Triveneto ed Emilia-Romagna mostrano tassi vivaci e, pur con qualche ritardo relativo nel Sud e nelle zone rurali, la curva è positiva ovunque. Il podcast sta uscendo dalla nicchia e diventa, sempre più spesso, un complemento dei media tradizionali.
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Sul fronte delle piattaforme, l’ecosistema è diventato multipolare e multipiattaforma. Accanto allo storico presidio di Apple Podcasts, l’ascolto e la scoperta si spostano con decisione su YouTube e Spotify, anche grazie all’ascesa del video-podcast: negli Stati Uniti il 41% degli ascoltatori dichiara di guardare attivamente podcast in formato video e, a livello di offerta, Spotify ha superato le 330 mila pubblicazioni video in catalogo. Chi produce non può più pensare a un solo luogo di distribuzione: gli show inseguono il pubblico dove il pubblico preferisce stare.













