Una Vara tornata agli antichi splendori: parla il restauratore Mantella

Il restauratore spiega come sono stati ricollocati i candelabri presenti nell’Ottocento
restauratore vara

Giuseppe Mantella racconta il processo di recupero storico della Vara. Il restauratore spiega come sono stati ricollocati i candelabri presenti nell’Ottocento.

Il restauratore spiega il lavoro sulla Vara

Giuseppe Mantella è stato l’assistente al Responsabile unico del procedimento (Rup) del restauro della Vara della Madonna della Consolazione, patrona di Reggio Calabria. Un processo di recupero storico-conservativo iniziato nel 2019. Nel raccontarci i vari passaggi, Mantella non nasconde un filo di emozione ai nostri taccuini.


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Quali sono le principali novità che i reggini potranno ammirare?

Nel 2019 si è deciso di iniziare questo percorso per riportare la Vara nelle condizioni originali contemplando tutti gli abbellimenti che furono realizzati nel corso dei secoli intercorsi sino a oggi. Di sicuro, i reggini potranno rivedere i colori originali della Vara fatta in argento e in bronzo dorato che ormai si trovavano completamente offuscati dai processi di deterioramento.

Una riscoperta che fa riaffiorare anche elementi “sconosciuti”?

Il lavoro sinergico ha consentito di approfondire la coscienza storica attorno alla Vara grazie allo studio dei documenti d’archivio. L’esempio più eclatante è stato quello dei candelabri realizzati nella seconda metà dell’Ottocento come dono alla città che, però, successivamente furono rimossi e conservati nel Museo diocesano “Aurelio Sorrentino” di Reggio Calabria. Il lavoro di questi anni ha consentito di ricomporre ulteriormente la Vara nelle sue fattezze ottocentesche.


PER APPROFONDIRE: Un concerto per le feste mariane al Museo diocesano “Sorrentino”


Quanta è stata importante la sinergia di cui parlava?

Dall’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova alle Autorità pubbliche preposte, dai frati cappuccini della Basilica dell’Eremo fino a giungere ai portatori della Vara: ognuno ha fatto la sua parte. Si è arrivato a un restauro condiviso, un laboratorio aperto che non ha fatto mai staccare i reggini dall’opera a cui tanto sono affezionati e che finalmente potranno riammirare nella processione di quest’anno.

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