La Sala stampa della Santa Sede ha accolto stamane il racconto di un progetto che vuole far risuonare l’anima pellegrina dell’Europa. Il Manifesto dei Giovani Cristiani d’Europa, frutto del percorso “Roma 25 – Santiago 27 – Gerusalemme 33”, è stato presentato come “un inizio, non un traguardo”. «Il motivo di questa conferenza – dentro un progetto che inizia a Roma – è annunciare un orizzonte: i 2.000 anni della Redenzione», ha spiegato mons. Mikel Garciandia, vescovo di Palencia, ricordando che «i giovani hanno detto che abbiamo bisogno di un punto di inizio potente, e questo sarà il Manifesto fatto da ragazzi dal Portogallo alla Giordania».

Che cosa dice il Manifesto
Fin dall’incipit – «Roma 25 non è la fine, ma l’inizio» – il testo si presenta come «un documento spirituale e profetico, scritto da giovani e per giovani, che proclama la fede in Cristo, la visione di un’Europa rinnovata e l’impegno a missione, unità e speranza». Il cuore del messaggio batte attorno a tre «fiamme» inseparabili: Pellegrinaggio («Camminare è tornare al cuore»), Evangelizzazione («Dire la verità con gioia») e Guarigione («Curare ciò che il mondo non vede»). Non è un elenco di buone intenzioni ma «una rivoluzione dello Spirito» che sfida una generazione in cui oltre il 70 per cento dei 16-29enni si dichiara non religioso e il 42 per cento giudica “priva di senso” la propria vita. Lo slogan conclusivo – «Young. Christian. Unstoppable» – invita tutti a un cammino che dal 1º agosto 2025 proseguirà verso Santiago 2027 e Gerusalemme 2033.
Il lessico del pellegrino
A indicare la rotta è stato mons. Graziano Borgonovo, Sotto-Segretario del Dicastero per l’Evangelizzazione: «Scegliamo di camminare, perché seguire Cristo non è restare fermi, è lasciare la comodità, il cinismo, l’indifferenza». Rievocando Dante e i grandi pellegrinaggi medievali, Borgonovo ha legato Giubileo e gioventù, affermando che «il Giubileo che stiamo vivendo vuole rianimare la speranza di pellegrini credenti e non credenti».
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Il sostegno delle Chiese d’Europa
Padre Antonio Ammirati, segretario generale del Ccee, ha collocato l’iniziativa dentro un itinerario avviato dal Sinodo del 2018 e passato per Cracovia, Lisbona e Santiago: «Il pellegrino, a differenza del turista, si immerge con tutto se stesso nei luoghi che incontra», ha ricordato citando Papa Francesco. Da Gerusalemme il patriarca latino, card. Pierbattista Pizzaballa, in videomessaggio, ha invitato a «costruire porte aperte sui popoli e un mondo pacificato… perché siamo tutti parte di una lunga storia di salvezza iniziata qui».

Lucca, Trastevere e i cammini
Bloccato dai disservizi del traffico ferroviario, ma collegato in diretta, mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, ha denunciato la deriva turistica dei percorsi sacri: «I cammini sono nati come luogo per la ricerca spirituale… se si perde questa identità perdiamo qualcosa di importante». Il parroco di Santa Maria in Trastevere, mons. Marco Gnavi, ospiterà la proclamazione del Manifesto il 1° agosto: «Il pellegrinaggio non chiude le domande, ma suggerisce il “noi” della Chiesa a una generazione giovane».
La voce dei ragazzi
Applausi quando il portavoce venticinquenne Fernando Moscardó Vegas ha scandito: «Questo Manifesto è un atto di fede e una chiamata alla speranza». E ancora: «Sognatelo, supportatelo, condividetelo, rivendicatelo, fatelo vostro… come inizio di una rivoluzione dello Spirito giovane».
Perché non è un evento come gli altri
Dietro la retorica degli slogan – ricordano gli organizzatori – c’è una regia pastorale che intreccia santuari, reti diocesane e una piattaforma digitale di firme. Obiettivo: arrivare al 2033 con un’Europa che abbia “rimesso al centro il Vangelo”, come ha auspicato mons. Francisco José Prieto Fernández da Santiago: «Europa, torna alle tue origini di vita nuova, radici dell’Evangelo».
Una conclusione aperta
L’assemblea si è sciolta con l’immagine di milioni di passi: da Roma a Santiago, da Santiago a Gerusalemme e «da lì al mondo». Il Manifesto non consegna ricette, ma consegna strade. Strade sulle quali i giovani chiedono agli adulti – Chiesa e istituzioni – soltanto di non ostacolarli e magari di camminare accanto a loro. In fondo, come ha ricordato il Patriarca, «il primo dono del Risorto è la pace». Con quel dono nello zaino, la generazione del Giubileo prova a ripartire.










