In occasione dei trent’anni del Progetto Policoro, Papa Leone XIV ha incontrato i partecipanti all’iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. Durante il suo discorso, il Pontefice ha ripercorso i risultati ottenuti dal 1995 a oggi nel Mezzogiorno e nel resto del Paese, evidenziando il ruolo dell’impegno sociale ed economico nell’affrontare sfide attuali come l’inverno demografico e la disoccupazione giovanile. Al centro della riflessione pontificia vi sono i temi del radicamento nel Vangelo, dell’applicazione della dottrina sociale della Chiesa e dell’importanza di fare rete per creare comunità solidali.
Il bilancio di tre decenni di impegno ecclesiale
Papa Leone nel suo discorso ai partecipanti al “Progetto Policoro” della Conferenza Episcopale Italiana ha tracciato un bilancio dei trent’anni di questa esperienza ecclesiale e insieme un orizzonte di speranza per il futuro dei giovani e del lavoro in Italia. L’incontro ha rappresentato non solo un momento celebrativo, ma soprattutto un rilancio di un’iniziativa nata nel 1995, grazie alla collaborazione tra pastorale sociale, Caritas e pastorale giovanile della CEI per rispondere alla crisi occupazionale del Mezzogiorno e diventata nel tempo laboratorio di impegno sociale, formazione e imprenditorialità ispirata al Vangelo. In questi trent’anni si sono succedute generazioni di responsabili e formatori, in una staffetta che ha moltiplicato energie e risultati. Questa continuità, ha osservato, dimostra che quando si lavora insieme e si valorizzano i talenti, la Chiesa può essere realmente al servizio del Paese, offrendo un contributo concreto al rinnovamento sociale. Il Pontefice ha definito i giovani del Progetto Policoro “il volto bello dell’Italia che non si arrende”, sottolineando come in tre decenni siano stati seminati frutti concreti: impegno nel sociale e nella politica, rifiuto di scorciatoie segnate da corruzione e sfruttamento, rilancio di beni confiscati alle mafie, nascita di cooperative capaci di far rifiorire territori feriti. In molte diocesi, infatti, dei giovani sono stati accompagnati nella creazione di attività imprenditoriali e hanno dedicato tempo ed energie all’educazione nelle scuole e nelle parrocchie, diffondendo una cultura della giustizia, della pace e del bene comune. Si tratta di un patrimonio umano e spirituale che racconta una Chiesa capace non solo di parlare ai giovani, ma di renderli protagonisti.
Le sfide attuali e la dottrina sociale come bussola
Il contesto attuale, però, resta complesso. Leone XIV ha richiamato l’inverno demografico, lo spopolamento delle aree più fragili, il rischio di demotivazione che incombe su tanti giovani. In questa stagione, l’esperienza di Policoro assume un valore ancora più decisivo, perché testimonia una Chiesa che non si limita ad assistere, ma accompagna e responsabilizza, diventando lievito nella pasta della società. Il Papa ha, poi, indicato dei riferimenti essenziali per il cammino futuro. Il primo è il Vangelo, definito bussola dell’impegno. Non si tratta di un richiamo generico alla spiritualità, ma della convinzione che la forza trasformante del messaggio cristiano possa incidere realmente nella vita economica e sociale. Solo radicandosi nella Parola, ha suggerito, si può evitare di cedere alla rassegnazione o alla logica del tornaconto. Il secondo riferimento è la dottrina sociale della Chiesa, strumento per interpretare la realtà con uno sguardo critico e costruttivo. Centralità della persona, bene comune, solidarietà, sussidiarietà, destinazione universale dei beni, partecipazione, ecologia integrale e pace sono stati, inoltre, indicati come criteri per orientare l’azione. Leone XIV ha invitato a non lasciarsi sedurre da visioni pessimistiche che vedono tutto compromesso, ma neppure da ingenue illusioni. L’invito è a discernere, valutare e trattenere ciò che è buono, mantenendo viva l’apertura allo Spirito.
La rete comunitaria per generare nuove opportunità
Il terzo pilastro è la comunità, descritta come incubatore di futuro. In un contesto culturale segnato da individualismo e competizione, il Papa ha insistito sulla necessità di costruire reti e relazioni. Il lavoro, l’economia e la politica non si fondano sul genio isolato di pochi, ma su una trama di rapporti sociali capaci di generare fiducia e collaborazione. Quando cresce la vita comunitaria, ha osservato, si creano le condizioni perché possano germogliare nuove opportunità. Sognare insieme, condividere percorsi, amare concretamente le proprie città e i propri territori sono atteggiamenti che trasformano l’impegno in forza generativa. Il Pontefice ha poi richiamato l’eredità dei santi e dei testimoni che hanno segnato la storia civile e sociale italiana. Figure diverse per epoca e vocazione, ma unite dalla capacità di tradurre la fede in azione concreta a servizio dei poveri, dell’educazione, della giustizia e della pace. Questo “fiume di santità”, come lo ha definito, rappresenta una memoria viva da conoscere e raccontare, perché testimonia che Dio continua ad agire nella storia attraverso persone in carne e ossa. In un Paese attraversato da precarietà, sfiducia e calo demografico, il rilancio del Progetto Policoro appare come un segno concreto di speranza. Non una strategia meramente economica, ma un percorso che intreccia formazione spirituale, competenza professionale e impegno civico. Al termine dell’udienza, Papa Leone ha consegnato ai giovani del Progetto una missione chiara: continuare a essere fermento di cambiamento, coltivando il coraggio e l’apertura alla grazia. In un’Italia che fatica a immaginare il futuro, la scommessa è quella di generare lavoro, giustizia e comunità a partire da una fede capace di farsi storia.













