Il vescovo Francesco Savino, guida della diocesi di Cassano all’Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, interviene sul significato del voto in occasione del referendum abrogativo dell’8 e 9 giugno 2025, offrendo un messaggio forte di corresponsabilità e speranza civile.
Votare è un dovere etico, non un atto rituale
Nel suo appello, monsignor Francesco Savino ricorda che l’imminente referendum abrogativo interpella ogni cittadino, e in particolare i credenti, come custodi del bene comune e protagonisti della speranza. «La partecipazione consapevole al voto non è mai un gesto neutro», sottolinea il vescovo. È una forma alta di carità sociale, come insegnato anche da Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: un’espressione concreta di amore verso una società giusta e inclusiva.

«Non si tratta di sostenere una parte politica», precisa Savino, «ma di custodire una visione alta e generosa della democrazia». In un tempo segnato dalla crescente sfiducia nelle istituzioni, l’invito del vescovo è chiaro: non sottrarsi all’appuntamento con la propria coscienza. L’astensione, pur legittima formalmente, «può diventare una forma di impotenza deliberata, un silenzio che svuota la democrazia».
La Costituzione e la cittadinanza come bene comune
Riprendendo l’articolo 48 della Costituzione italiana, il vescovo Savino ribadisce che il voto non è solo un diritto, ma un dovere civico. Votare significa dire «ci sono», significa prendersi cura della polis, riconoscersi parte attiva di una collettività che si interroga e sceglie. «L’astensione per sfiducia è un’assenza che pesa», afferma con forza, «perché priva il tessuto sociale di una coscienza e di una voce».
PER APPROFONDIRE: Verso il referendum, monsignor Francesco Oliva: «Votare è un dovere civico e un gesto di responsabilità cristiana»
Riferendosi al contenuto dei quesiti, Savino ricorda che riguardano temi centrali per la coesistenza civile: il diritto al reintegro per i lavoratori licenziati, la tutela nei piccoli contesti imprenditoriali, la riduzione della precarietà, la sicurezza negli appalti e l’accesso alla cittadinanza. Proprio quest’ultimo tema, osserva, interroga profondamente la coscienza dei credenti: riconoscere la cittadinanza legale a chi già partecipa alla vita del Paese è un atto di giustizia, non una concessione.
Il discernimento come atto di speranza attiva
Monsignor Savino conclude il suo messaggio con un forte richiamo alla partecipazione libera, informata e responsabile. «Non lasciamo che decidano gli altri al posto nostro», afferma. «Pronunciarsi è oggi un gesto profetico, un’opera di resistenza morale contro l’indifferenza che paralizza». Votare, in questo tempo, è segno di speranza che si traduce in impegno concreto per la giustizia, la pace e la costruzione della casa comune.













