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Scritto da Filippo Curatola
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Sabato 06 Marzo 2010 12:08 |
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Documento della Cei - Nostra intervista al Presidente dei Vescovi Calabresi, Mons. Vittorio Mondello Nemmeno mettendo in carcere tutti i mafiosi sarà sconfitta la mafia...
...Se non si estirpa la mentalità mafiosa...
Eccellenza, vorrei domandarle la cortesia di un dialogo piuttosto ampio, in modo che possiamo affrontare tutta una serie di problemi che sono in qualche modo presenti in questo Documento. D'accordo, di' pure...
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Eccellenza, questo documento esce a circa vent'anni dall'altro, rimasto celebre, dal titolo "Sviluppo nella solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno". Quali sono i motivi che ne hanno richiesto la stesura? Può dirci come si sia pervenuti alla decisione di scrivere un nuovo documento e quali fasi abbia attraversato la sua stesura? Cosa c'è di nuovo rispetto all'altro in questo documento? Questo Documento è nato dalla volontà dei Vescovi del Sud di ricordare proprio quell’altro di venti anni fa. Da parte sua, il Presidente della Cei, Card.Bagnasco, in una Prolusione dello scorso anno aveva accennato all’opportunità che ciò avvenisse. Nel frattempo, i Vescovi del Sud – d’intesa con la Cei – hanno organizzato il noto Convegno di Napoli del Febbraio 2009, i cui Atti vennero offerti anche come un possibile contributo alla stesura del nuovo documento. Questo Documento ebbe una prima approvazione della Cei nell’Assemblea generale del Novembre 2009, che affidò al Consiglio Permanente il compito di rivederlo prima della pubblicazione ufficiale. La revisione venne fatta nel corso del Consiglio Permanente del gennaio 2010. Al termine del quale si sono attesi gli eventuali ultimi suggerimenti dei membri del Consiglio Permanente; una volta pervenuti, si è proceduto alla pubblicazione. Le chiedevo: cosa c’è di nuovo? Di nuovo c’è la sottolineatura che questo documento si propone come indirizzato non solo al Sud, ma a tutte le chiese d’Italia, perché si rifletta insieme per aiutare il Sud nel tentativo di dare soluzione ad alcuni annosi problemi che ne rallentano lo sviluppo economico e sociale.
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Cronache
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Scritto da Angelo Zema
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Sabato 06 Marzo 2010 11:54 |
Mosorrofa - Il convegno per ricordare Don Demetrio Cutrupi - Relazione di Angelo Zema su un tema scottante
L' importanza dell'informazione nella vita delle persone
Ogni anno, la comunità parrocchiale di San Demetrio in Mosorrofa, organizza nel mese di febbraio, un convegno per ricordare il compianto Sacerdote Don Demetrio Cutrupi, zelante pastore d'anime che fin dal 1962, anno del suo arrivo in parrocchia, diede un grande impulso alla pastorale giovanile e a quella culturale fondando nel 1970 il foglio parrocchiale" L' Eco di Mosorrofa" (di cui si celebra il 40° anniversario) che è stato palestra e scuola di formazione per tanti giovani del paese. Don Cutrupi è anche autore di una "Storia di Mosorrofa". Il 27 febbraio, nella chiesa parrocchiale, si è tenuto perciò l'interessante Convegno su "L'importanza dell'informazione nella vita delle persone" organizzato dal Consiglio pastorale e dall' Azione cattolica. Dopo l'introduzione di Pasquale Andidero che ha ricordato la figura di don Cutrupi e l'intervento del parroco, don Mimmo Labella che si è soffermato sul valore della comunicazione con Dio e con gli altri, la parola è passata al relatore, il dott. Angelo Zema, responsabile della comunicazione della Diocesi di Roma e direttore di" Roma Sette" inserto domenicale di" Avvenire." L'autorevole relatore, peraltro di origini mosorrofane ha saputo coinvolgere il numeroso pubblico presente tracciando una panoramica interessante sul mondo dell'informazione . Il tema che è stato scelto è molto attuale. Sappiamo da un lato quanto l'informazione è importante, è necessaria per la nostra vita, ma sappiamo anche quanto i mezzi d'informazione sono pervasivi, condizionano la nostra vita. |
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Scritto da Raniero Cantalamessa
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Sabato 06 Marzo 2010 10:22 |
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Il vangelo della III Domenica di Quaresima ci offre un esempio tipico di come predicava Gesù. Egli prende lo spunto da un fatto di cronaca (l'uccisione di alcuni galilei per ordine di Pilato e la caduta di una torre che aveva fatto diciotto vittime) per parlare della necessità di vigilare e di convertirsi. Secondo il suo stile rafforza quindi il suo insegnamento con una parabola: "Un tale aveva un fico piantato nella sua vigna...". Partiamo da questo brano per allargare lo sguardo a tutta la predicazione di Gesù, cercando di capire cosa essa ci dice sul problema chi era Gesù.
Gesù iniziò a predicare con una solenne dichiarazione: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo" (Mc 1,15). Noi ci siamo assuefatti al suono di queste parole e non ne percepiamo più la novità e il carattere rivoluzionario. Con esse Gesù veniva a dire: il tempo dell'attesa è finito; l'ora dell'intervento decisivo di Dio nella storia umana, annunziata dai profeti, è scoccata; quel tempo è ora! Ora si decide tutto, e si decide in base all'atteggiamento che ognuno prenderà davanti alle mie parole.
Questo senso di compimento, di traguardo finalmente raggiunto, si percepisce in diversi detti di Gesù di cui non si può mettere in dubbio l'autenticità storica. Un giorno, rivolgendosi ai discepoli in disparte, egli disse: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non l'udirono" (Lc 10, 23-24).
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Scritto da Piero Isola
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Sabato 06 Marzo 2010 10:10 |
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Positivo per tutti, non solo per i cattolici Crocifisso, il segnale della Corte
È una prima buona notizia: il ricorso del governo italiano contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo sul crocifisso nelle aule scolastiche è stato accolto e il caso sarà sottoposto alla “grande chambre”, cioè ad una sorta di plenaria dell’ istituzione di Strasburgo. La procedura quindi sarà ancora lunga. Il caso non è chiuso, ma fortunatamente è stato riaperto e un punto importante è stato segnato. C’è in gioco qualcosa di rilevante, non solo per l’Italia. Lo dimostrano anche i commenti a caldo, che insistono su due temi. Il primo è il principio di sussidiarietà, per cui le questioni legate all’ identità, alla religiosità, devono essere lasciate alla determinazione degli Stati, alle diverse storie e sensibilità. Il secondo, connesso, è che questa decisione ridà ai cittadini di molti Stati un senso di fiducia e di appartenenza alle istituzioni europee. A novembre infatti anche per la difficoltà da parte pubblica di distinguere tra Unione europea e Consiglio d’Europa – la decisone dei giudici era stata accolta come l’ ennesima dimostrazione dell’astrattezza e della rigidità di un certo “pensiero unico” politicamente corretto, privo di radici e di considerazione per la vita reale dei popoli e dei cittadini. È questa la ragione più profonda della persistente distanza che le istituzioni europee rischiano di accumulare nei confronti dei popoli. Si tratta di una sorta di corto-circuito, che non può non preoccupare, di fronte in particolare al rischio di una crescete marginalizzazione dell’ Europa dal cuore del processo di sviluppo mondiale. Ora si presenta l’ occasione per rettificare. I
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Scritto da Filippo Curatola
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Sabato 06 Marzo 2010 09:55 |
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Sono ormai passati quindici anni dal quell’11 febbraio del 1995 quando le pagine nostro Settimanale si aprivano ufficialmente alla diocesi di Locri-Gerace. Un fatto che appartiene ormai in qualche modo alla storia, ma anche ovviamente alla nostra vita quotidiana. Un risultato per il quale ci eravamo a lungo battuti convinti di percorrere una strada di sicuro interessante e in qualche modo originale. E che ha visto il ‘via’ non appena mons. Bregantini, sposando l’idea, ha ufficialmente rivolto la proposta all’Arcivescovo mons. Mondello. A quindici anni di distanza, devo confessare che l’ esperienza ci ha – gli uni e gli altri - culturalmente arricchiti. E che siamo lieti di continuare a percorrere insieme la strada, inevitabilmente a volte in salita, con l’amata diocesi sorella. Nella quale l’arrivo del nuovo vescovo Mons. Morosini ha rafforzato il cammino di comunione. Nella circostanza, comunque mi sembra utile pubblicare alcuni brani dei due interventi di allora: l’uno di mons. Bregantini, l’altro mio |
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