Avvenire di Calabria

Nuova tappa del viaggio tra i banchi di scuola: conosciamo l'Istituto comprensivo De Amicis - Bolani

Dall’aula alla vita, Reggio Calabria: a scuola di socialità

L'anno scolastico volge al termine, docenti e alunni raccontano gli ultimi due anni segnati dal covid

di Francesco Chindemi

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Il viaggio nel mondo della Scuola del territorio calabrese, fa tappa a Reggio Calabria presso l'Istituto comprensivo "De Amicis - Bolani". Alunni e docenti sono pronti ad affrontare il post pandemia. Ci spiegano come

«La scuola è un luogo dove impariamo tanto, anche ad affrontare la vita e a superare le nostre paure». Enrico e Aurora frequentano la seconda B della secondaria di primo grado. Ci accolgono nel plesso dell’Istituto comprensivo “De Amicis - Spano Bolani” da loro frequentato (guarda qui il video del nostro reportage).


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Negli ultimi due anni la scuola per loro, così come per gli altri compagni, è diventata il principale luogo di socializzazione, in cui non solo imparare, ma anche trascorrere del tempo insieme a loro coetanei. La scuola frequentata è situata nel cuore della città di Reggio Calabria, in pieno centro storico. A pochi passi dal lungomare “Falcomatà” e da altri siti di interesse istituzionale e religioso, come la Basilica Cattedrale o i palazzi del Governo.

L’Istituto guidato dal dirigente scolastico Giuseppe Romeo, tuttavia, abbraccia un territorio più complesso che guarda anche all’immediata periferia sud della città, dove sono presenti alcune sezioni distaccate. È una presenza viva sul territorio, non relegata soltanto allo studio e all’apprendimento. Negli anni, anche questo Istituto comprensivo, al pari di altri, ha sempre più assunto la funzione di vera e propria «agenzia di formazione del territorio e per il territorio», come ama sottolineare lo stesso professor Romeo.

Un concetto nuovo di scuola che comporta un adeguamento, non solo dell’impostazione didattica, ma anche della relazione con gli alunni, le famiglie e gli altri attori sociali, dalle istituzioni alle associazioni. Gli ultimi due anni, segnati dalla pandemia, non solo hanno inciso sulle relazioni sociali, ma hanno contribuito ad accelerare tale processo.

Spiega la vice preside, Adriana Palumbo: «Oggi la scuola non può limitarsi a trasferire solo contenuti, bisogna fare dell’altro. Bisogna partire dall’affettività e dall’accoglienza, tenendo conto, soprattutto, di questi due anni di pandemia che hanno inciso sulla crescita dei nostri ragazzi, sempre più chiusi in sé stessi. Periodo in cui è venuta meno la socializzazione, ma anche la voglia di scoprire cose nuove, di conoscere». Insomma, «c’è da recuperare sul piano della socializzazione e in questo - ribadisce la professoressa Palumbo - è fondamentale la collaborazione con le famiglie».

Per la collega, docente di italiano e funzione strumentale all’orientamento, Antonella Bacciarelli, «la scuola, per forza di cose, deve essere inclusiva e guardare ai bisogni dei ragazzi. Alla sua essenza, prima ancora che alla trasmissione delle conoscenze, delle abilità e delle competenze». Per la docente, «non c’è conoscenza, abilità o competenza che passi senza una relazione umana di base. E le relazioni umane presuppongono la conoscenza dell’altro». E proprio su questo aspetto, sottolinea, che l’Istituto comprensivo “De Amicis - Bolani”, «sta investendo in maniera particolare, ponendo la propria attenzione, prima di tutto, sulla persona. Questo significa che cerchiamo di conoscere i bisogni di ciascuno, ma anche la situazione personale, non solo problematica, dell’alunno e la sua capacità di creare relazioni».

«Il nostro lavoro - prosegue la professoressa Palumbo - inizia proprio dal creare il gruppo classe che significa fare entrare i ragazzi in una dimensione relazionale, umana e costruttiva sia tra loro che con il docente. Creare relazioni significa fare andare il ragazzo al di là di ogni individualismo, fargli sentire i bisogni dell’altro, farlo mettere in discussione rispetto a sé stesso e permettergli, così, di avviare un sereno e costruttivo percorso di crescita».


PER APPROFONDIRE: Autismo e scuola, non più puro “contenimento”: parola ai formatori


È un lavoro non certo semplice «rispetto al passato e anche al periodo pre-covid», affermano entrambe le docenti. «Noi, come scuola, come agenzia formativa che opera nel nostro contesto cittadino, ci stiamo sforzano a creare un canale, prima di tutto con la famiglia, ma anche mettendoci sempre più in relazione con il territorio».

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