Memoria e impegno: Gennaro Musella e tutte le altre vittime innocenti delle mafie

Dal racconto di Adriana Musella alle analisi di Michelangelo Di Stefano: al Seminario Pio XI un confronto sugli uomini che hanno detto “no” al potere criminale

Il 3 maggio 1982 un’autobomba squarciava il centro di Reggio Calabria. A perdere la vita fu l’ingegnere salernitano Gennaro Musella, trasferitosi in Calabria per lavoro. Quarantadue anni dopo, quel boato risuona ancora nella memoria della città. In suo ricordo – e di tutte le altre vittime innocenti delle mafie – si è tenuta una partecipata commemorazione presso il Seminario Pio XI, promossa dal gruppo di lettura Viaggi tra le righe e curata dalla dottoressa Francesca De Stefano.

Un boato nella memoria collettiva

In una affollatissima sala, tante le presenze e le personalità intervenute. Francesca De Stefano, nel sottolineare l’importanza della memoria, attraverso le pagine del libro Vittima di mafia, nome comune di persona di Ulisse Di Palma ha ripercorso gli attimi terribili di quel 3 maggio 1982, quando Reggio Calabria fu scossa da un tremendo boato e i resti di Gennaro Musella finirono sull’asfalto dell’allora centralissima via Apollo. Una storia vera, una storia che ci appartiene, quella di un uomo, di una famiglia, di una città.



Toccante la testimonianza della figlia, Adriana Musella, che, nonostante il passare del tempo, non ha saputo nascondere la sua commozione. Una memoria la sua, intesa come riscatto dalla mortificazione del corpo di un padre tanto amato.

Le voci dell’impegno civile

Il rettore del Seminario don Simone Gatto, in apertura dei lavori, ha ricordato il grande valore della vita umana, condannando ogni forma di violenza e sopraffazione. Molte le testimonianze e gli interventi. Giuseppe Livoti, presidente dell’associazione Le Muse, ha rilevato la necessità del noi e di mettere al centro la persona umana. Anna Nucera, del Serra Club, ha invitato ad uno scatto di orgoglio e di coraggio, mentre Annamaria Stanganelli, garante della salute, ha parlato dell’importanza della responsabilità. L’ingegnere Pastore, amico di Musella, ha portato la sua testimonianza.


PER APPROFONDIRE: Dal ricordo all’impegno: Libera Reggio Calabria rilancia “Libera la memoria” contro le mafie


In un video messaggio, Wanda Ferro, sottosegretaria al Ministero dell’Interno, ha ricordato Gennaro Musella come uomo mite, onesto, un imprenditore coraggioso che amava la terra che lo aveva accolto e che ha pagato con la vita il suo rifiuto di piegarsi, la sua denuncia di irregolarità negli appalti pubblici. «In questa lunghissima lotta della memoria contro l’oblio» – ha proseguito l’on. Ferro – «il più potente atto di resistenza contro la criminalità organizzata è affermare che nessun sacrificio è dimenticato».

Le istituzioni sono impegnate senza tregua nel contrasto alle organizzazioni criminali, ma il contrasto alla mafia non è fatto solo di repressione. Non bastano i processi, non bastano gli arresti. La criminalità organizzata oggi si infiltra silenziosamente nell’economia legale, costruendo relazioni, generando un consenso che, nel breve periodo, può sembrare conveniente, ma che nel lungo termine si rivela devastante per l’intero tessuto sociale.

Un atto terroristico, non solo mafioso

La vera forza della mafia è ancora oggi il consenso, l’area grigia di complicità e connivenze. Per questo – ha aggiunto – chiediamo alla comunità di non cedere, di resistere alla tentazione di trarre vantaggio dai rapporti con le cosche. È necessario un risveglio delle coscienze. Serve l’orgoglio di una comunità che antepone il bene comune ai privilegi, che sceglie la legalità senza compromessi. Le mafie si contrastano con i mezzi dello Stato, certo, ma soprattutto con il coraggio civile di dire no.

Il dott. Michelangelo Di Stefano, già funzionario DIA e consulente della Commissione Antimafia XVIII legislatura, ha parlato del sogno spezzato di Gennaro Musella, della scelta di investire in Calabria, di quel villaggio turistico mai costruito. Ha ricordato un imprenditore d’eccellenza nelle costruzioni marittime, seconda impresa del Meridione, e della sua decisione di non piegarsi per nessuna ragione, denunciando prima turbative e poi continuando a partecipare ad appalti pubblici nonostante i ripetuti avvertimenti.

Uno scenario di poteri oscuri e connivenze

L’omicidio Musella è ormai storia conosciuta da tutti, ma la riflessione posta da Michelangelo Di Stefano – che ha curato le indagini su quell’omicidio – è diversa. La ‘ndrangheta usa diversi metodi per tappare la bocca a una persona scomoda: la delegittimazione, che non è cruenta ma uccide la reputazione di un individuo; il piombo, che induce i parenti a piangere quella carne morta intrisa di sangue; la lupara bianca, più crudele, perché non lascia un corpo da piangere.

Di morti invisibili ve ne sono tante: dentro un pilastro di cemento, interrati con la calce idrata, nell’acido muriatico o – nella forma più diffusa – nel pasto ai porci. Ma quella di Musella non è una morte “di mafia”, bensì un atto terroristico. Musella poteva essere ucciso con un proiettile da 20 lire, ma fu scelto un ordigno militare in pieno centro, accanto a scuole e negozi. Un messaggio esemplare.

Musella venne ucciso in un anno caldo: il 1982, anno dell’assassinio di Pio La Torre, del generale Dalla Chiesa e della cattura di Licio Gelli. A Reggio, nel quartiere Archi, era arrivato poco tempo prima Adalberto Titta, vertice dell’“Anello”, per mediare la liberazione di Ciro Cirillo. Sempre ad Archi fu ritrovato un documento falso con la foto di un imputato nei processi Italicus e Piazza della Loggia, il cui esplosivo – secondo i collaboratori – veniva dalla nave Laura C. affondata a Saline Joniche.

Nel 1983, i vertici della ’ndrangheta furono identificati a Roma durante un incontro con la banda della Magliana. Arrivarono con la Mercedes di un imprenditore tessile di Lamezia, legato alla P2, che aveva assunto uno dei capi della ’ndrangheta. Uno spaccato inquietante, che mostra una ’ndrangheta non solo criminale, ma inserita in poteri forti e lobby di interesse.

Nel concludere, Di Stefano ha citato Giacomo Lauro: «Reggio è la città del Mago Merlino e della Fata Morgana, dove le case si vedono al contrario, con i tetti in basso e le fondamenta sopra, dove tutto è falsato».

Il coraggio di Adriana Musella

E di Adriana Musella? Di Stefano ha voluto ricordare un episodio che lei evita di raccontare: poco tempo dopo l’attentato, Adriana chiese di incontrare Paolo De Stefano, allora latitante. Voleva sapere chi fosse il mandante. Lo affrontò con coraggio. Ma la risposta non arrivò mai.



Ha concluso l’evento commemorativo una Messa in suffragio, presieduta da don Simone Gatto e concelebrata da don Gianni Gattuso, don Vinci e don Lorenzo Tortorella.

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