Avvenire di Calabria

Dal Pnrr alla crisi russo-ucraina, il docente prova ad anticipare i possibili futuri scenari europei in tema di transizione ecologica

Crisi energetica e forniture russe, la prospettiva di Becchetti

L’ordinario di Economia politica di Tor Vergata analizza i vantaggi delle comunità energetiche: «Possibilità che tutela i meno abbienti»

di Davide Imeneo

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Dal Pnrr alla crisi russo-ucraina, Leonardo Becchetti prova ad anticipare i possibili futuri scenari europei in tema di transizione ecologica. L’ordinario di Economia politica di Tor Vergata analizza i vantaggi delle comunità energetiche. L’accademico spiega come si tratti di una produzione che tutela i meno abbienti: «Un’esperienza già testata».

Leggi l'intervista a Leonardo Becchetti

Il professore Leonardo Becchetti, ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata, in queste settimane ha partecipato a diversi incontri in Calabria. Al centro dei suoi interventi ci sono due temi cardine: lo sviluppo economico del territorio e le comunità energetiche. Lo abbiamo intervistato, cercando di capire le possibili ricadute locali di questa nuova frontiera.

Il Pnrr prevede uno stanziamento per la nascita delle comunità energetiche. Perché, secondo lei, queste comunità sono cruciali per il futuro del paese?

Sono fondamentali perché promuoveranno un nuovo modo di produrre energia distribuito sul territorio e partecipato fondato sulle energie rinnovabili e dunque saranno molto importanti per la transizione ecologica. E perché trasformeranno i cittadini in prosumer ovvero produttori e consumatori di energia. Prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia le motivazioni per la transizione ecologica erano quelle del clima e della salute.

L’umanità si è data l’obiettivo di azzerare le emissioni nette di anidride carbonica entro il 2050 e l’Unione Europea l’obiettivo intermedio di dimezzarle entro il 2035. Dobbiamo farlo per evitare che il fenomeno del riscaldamento globale produca catastrofi climatiche. Il secondo motivo è quello della salute. Le fonti fossili che producono più emissioni generano anche maggiore inquinamento dell’aria aumentando le polveri sottili che sono la seconda causa di morte nel mondo.

Oggi siamo ancora più convinti della transizione perché abbiamo scoperto che dipendiamo dalle forniture di gas russo e che il combustibile delle fonti di energia fossili (petrolio e gas) lo importiamo ad un prezzo che non decidiamo noi. Con la crisi e la guerra il prezzo del gas è esploso. Sopra i 43 euro alimenta i profitti del governo russo e dunque finanzia i carri armati russi che invadono l’Ucraina. Passare alle rinnovabili anche attraverso la nascita di tante comunità energetiche nel nostro paese vuol dire muovere verso una modalità di produzione di energia distribuita e diffusa che non concentra potere nelle mani di pochi che poi lo usano come stiamo vedendo.


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Quali problemi risolvono le comunità energetiche?

Risolvono i macro problemi di cui sopra ma anche micro problemi di tutti noi. Il costo della bolletta che aumenta dipende dall’incidenza dell’aumento del prezzo del gas e dal fatto che c’è troppo gas nei nostri consumi di energia. Spendere miliardi per ridurre il costo della bolletta di imprese energivore e famiglie più povere è una misura di emergenza nel breve periodo che non può durare. Ciò che ci salva è diventare produttori di energia con le comunità energetiche. E conseguire tre vantaggi: la riduzione del costo della bolletta, il premio economico per l’autoproduzione e il guadagno per l’eccesso di energia che produciamo e non consumiamo e vendiamo al gestore della rete. Con le comunità energetiche trasformiamo un costo in un beneficio economico.

Le comunità energetiche rappresentano una possibilità di sviluppo anche per il mezzogiorno? Perché potrebbero rappresentare un’opportunità propizia soprattutto per il Sud?

Ce lo spiegano alcune buone pratiche già esistenti come la comunità energetica di San Giovanni a Teduccio nata in un quartiere popolare di Napoli dove una comunità di famiglie con il contributo della Fondazione con il Sud è diventata comunità energetica e con i profitti dalla produzione di energia finanzia anche bollette di famiglie meno abbienti combattendo la povertà energetica. Ce lo insegnano comuni anche di aree interne o piccoli borghi che da tempo sono diventati autosufficienti nella produzione di energia e finanziano parte del loro bilancio in questo modo.


PER APPROFONDIRE: Transizione ecologica, basta davvero il Superbonus? I dati reggini


La guerra russo-ucraina ha complicato il quadro energetico dell’Italia, già compromesso dal periodo post-Covid. Ci vorrà tempo prima che le rinnovabili garantiscano un approvvigionamento energetico strutturale. Cosa fare nel frattempo?

Nel brevissimo termine dobbiamo comprare più gas dall’Algeria attraverso il gasdotto che ci collega a quel paese e comprare più gas liquefatto che arriva con le navi da varie parti del mondo (Stati Uniti, paesi del golfo arabo) e viene poi rigassificato una volta in Italia. Il gas russo rappresenta in totale il 16 percento delle nostre fonti di energia. Possiamo sostituirlo in questo modo.

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