Papa Francesco: il volto di una Chiesa che accoglie e accompagna

Il valore di farsi prossimi: tra i più bei insegamenti che il Pontefice ha lasciato

«Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza». Sono forse le parole che maggiormente rimangono impresse nel cuore di chi ha vissuto l’intero cammino di Francesco come uno straordinario segno di speranza.

Parole che indicano un cammino, che rappresentano il programma di quella «Chiesa in uscita» tanto cara a un Papa che, piaccia o meno, è riuscito a parlare alle coscienze di tutti, credenti e non credenti.



Un Papa che durante il suo pontificato ha saputo incarnare la speranza, mantenendosi coerente e saldo nonostante le onde di un mare tempestoso, tra venti di guerra, pandemia, crisi economica e cambiamenti climatici. Un Papa forte e fragile al tempo stesso, o forse più correttamente un Papa forte nella sua fragilità, consapevole che la forza non è il contrario della fragilità, anzi. Francesco non ha mai nascosto la propria debolezza, sino alla fine ha voluto che della sua malattia non fosse taciuto nulla. Ed in questa sua fragilità, nel suo riconoscersi peccatore, «pregate per me» diceva sempre, sta la grandezza del messaggio che ci lascia.


PER APPROFONDIRE: Francesco, voce viva del Vangelo nel mondo


Sin dal principio del suo pontificato, papa Francesco ha rappresentato per tutti noi un riferimento fondamentale. Con il suo sguardo attento e premuroso, ha saputo mettere al centro dell’attenzione sociale e pastorale le vite dimenticate, le periferie, le povertà. Con la Fratelli tutti ci ha insegnato che siamo tutti figli di uno stesso Padre, che «l’esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro». Ci ha insegnato che il valore di una comunità si misura nel riconoscimento della dignità di ciascuno, non nell’accumulo di ricchezze.

Prendendo a prestito le bellissime parole di don Mimmo Battaglia, vescovo di Napoli, ci ha mostrato che «l’autorità è servizio, che la fede è scommettere tutto sul Vangelo, che la tenerezza e la cura sono rivoluzioni necessarie, che la Pace va difesa a tutti i costi, oggi più che mai». Un Papa dei gesti prima ancora che delle parole.

Ricordo nel 2018, quando al termine della conferenza internazionale su droga e dipendenze, voluta fortemente dallo stesso Francesco e organizzata dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, volle assolutamente incontrare i ragazzi di una delle nostre comunità. È straordinario come, con la sua semplicità, attraverso il suo sguardo amorevole, è riuscito a raccogliere in un attimo quelle vite ferite, indurite, di giovani provenienti dalle periferie più difficili: Scampia, Tor Bella Monaca, Caivano. Solo con un gesto d’amore.

Ed è forse questo l’insegnamento più importante per chi, impegnato nel sociale e nelle comunità, prova ad abitare quelle periferie, fisiche ed esistenziali, per stare vicino a quegli ultimi verso i quali Francesco ha sempre avuto una particolare attenzione: «se si tratta di ricominciare, sarà sempre a partire dagli ultimi».

Ha ribaltato con il suo esempio il paradigma della prossimità, invitandoci a non aspettare il prossimo limitandoci ad assisterlo, ma a «farci prossimi», condividendo con lui quelle stesse periferie. Sognava una Chiesa con le «porte aperte», capace di vivere nel mondo per restituire speranza, in un’intimità «itinerante» con Cristo, per «andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi» ( Evangelii gaudium). Non è solo un’esortazione al rispetto dell’uomo, ma a condividere una «fratellanza» che va oltre, che entra dirompente nella nostra sfera relazionale.Un concetto di prossimità che non si nutre di un mero rapporto «contrattuale» tra l’incluso e l’escluso, ma che impone di mettere in gioco sé stessi, in quanto persone, nella costruzione di una relazione dove si è protagonisti alla pari.



Ecco quindi, al di là di tante parole, il significato di quella «riconoscenza che diventa responsabilità» di cui si è fatto interprete il presidente Mattarella nel suo commosso ricordo di Francesco. Una responsabilità che tutti noi siamo chiamati a raccogliere per alimentare quel seme di speranza da lui piantato con tenerezza materna in questa terra ferita e martoriata.

* portavoce Forum Terzo Settore Calabria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
Spiegare la morte ai bambini

Come spiegare la morte ai bambini: l'importanza della verità e del supporto emotivo in famiglia

battesimo

In famigia - Il valore del Battesimo tra riscoperta della Grazia e importanza di festeggiare l’anniversario della rinascita

FINALE REGIONALE DAMA reggio calabria

Gli alunni dell’I. C. “Catanoso - De Gasperi - S. Sperato - Cardeto” conquistano la finale dei Giochi scolastici di dama

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email