La preoccupazione è crescente nella Piana di Gioia Tauro: il Centro di Salute Mentale di Taurianova potrebbe chiudere per mancanza di personale, lasciando senza riferimenti sanitari e sociali un intero territorio.
Una struttura al limite del collasso
Il CSM di Taurianova opera oggi con soli due medici prossimi alla pensione, una psicologa con contratto in scadenza e un numero ridotto di operatori. Una condizione definita drammatica da utenti e associazioni, che martedì scorso hanno partecipato a un sit-in di protesta davanti alla sede del centro per chiedere risposte immediate all’ASP di Reggio Calabria e alla Regione Calabria.

La manifestazione, sostenuta dal Comitato per la Tutela della Salute, ha raccolto interventi di operatori sanitari, cittadini e rappresentanti del mondo associativo.
La denuncia degli operatori: «Chiudere significherebbe abbandonare gli ultimi»
Tra le testimonianze più significative quella del dottor Zappone, da anni impegnato nel servizio: «Sarebbe un peccato disperdere il lavoro svolto da noi e da chi ci ha preceduti. Siamo vicini ai pazienti con passione e professionalità. Chiudere questa struttura significherebbe abbandonare gli ultimi».
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Accanto a lui, anche il cappellano dell’ospedale di Gioia Tauro, don Cesare Di Leo, ha espresso forte preoccupazione: «La sanità nella Piana è al collasso. Il diritto alla salute non può restare solo sulla carta. La politica deve assumersi le proprie responsabilità».
Spirlì: «Non è una manifestazione politica, ma un grido di aiuto»
Durante il sit-in ha preso la parola anche l’ex presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, rivolgendosi al governatore Roberto Occhiuto e al direttore generale dell’ASP, Lucia Di Furia.
«Questa non è una manifestazione di destra, sinistra o centro», ha dichiarato Spirlì, sottolineando le molte assenze, dai cittadini ai rappresentanti politici del territorio, compresi coloro che «sono venuti a bussare alle nostre porte per chiedere i voti e il nostro sostegno». E ha aggiunto: «Quello che chiedo a Roberto Occhiuto e a Lucia Di Furia è un’attenzione per questo territorio. Come il CSM, a subire tanto è anche l’altra struttura accanto, il poliambulatorio».
Secondo Spirlì, la mancanza di servizi adeguati ricade interamente sulle famiglie: «Di fronte alla malattia, le famiglie non hanno la forza di gestire da sole queste situazioni che dovrebbero essere, invece, coperte dalla presenza delle istituzioni».
La voce delle famiglie: «Qui si cura anche il dolore delle persone accanto ai pazienti»
Molti utenti e familiari hanno raccontato l’impatto che un’eventuale chiusura avrebbe sulle loro vite. La presidente del Comitato, Marisa Valensise, ha espresso l’angoscia condivisa dalla comunità: «Se questo presidio dovesse chiudere molte famiglie sprofonderebbero nella disperazione più totale. Qui si cura non solo l’ammalato ma tutta la famiglia».
Valensise ha poi annunciato l’avvio di un percorso più strutturato: «Oggi abbiamo lanciato un allarme. Si è aperto uno spazio per un osservatorio sui presidi di cura del territorio in tema di salute mentale. Tutti i cittadini, le associazioni, le sigle sindacali e i sindaci che vorranno aderire possono farlo, devono farlo».
Assenze istituzionali e prossime azioni
La referente del Comitato ha sottolineato «con rammarico» l’assenza dei rappresentanti regionali e locali, auspicando che ciò sia stato dovuto a impegni istituzionali inderogabili. Ha inoltre anticipato un passo formale imminente: «Invieremo nei prossimi giorni una relazione dettagliata all’ASP e alla Procura della Repubblica di Palmi, contenente le testimonianze raccolte, le nostre richieste e le inadempienze che da oltre un anno denunciamo». Infine, l’annuncio di una nuova mobilitazione: una grande manifestazione davanti alla sede dell’ASP di Reggio Calabria, in via Diana, che sarà il nuovo punto di riferimento della protesta.












